Acqua, fragile fonte di Vita

Qui siamo sul Gran Sasso d’Italia e l’acqua evaporata dal mare Adriatico si è condensata in questi banchi nuvolosi che presto, dopo averci regalato un raro spettacolo, riverseranno su queste creste e ripidi pendii i primi fiocchi di nevischio, grandine e pioggia. Quest’acqua penetrando nel terreno e tra le fessure della roccia finisce nelle cavità della terra dando origine alle falde acquifere le quali si alimentano periodicamente grazie anche all’acqua contenuta nei ghiacciai. Gli esperti hanno motivo di credere che il surriscaldamento globale stia mettendo in serio pericolo queste preziose risorse. La scomparsa dei ghiacciai priverebbe le falde acquifere di alta quota di un prezioso contributo d’acqua dolce durante la stagione estiva, mettendole in serio pericolo di estinzione. L’estate del 2017, quella appena trascorsa, particolarmente calda e secca ha fatto estinguere il Ghiacciaio del Calderone sul Corno Grande del Gran Sasso d’Italia, il più meridionale d’Europa e per questo considerato un termometro naturale dell’andamento climatico. Sicuramente il ghiacciaio si riformerà in inverno ma se non dovesse più sopravvivere alle estati torride ciò comprometterebbe seriamente la falda acquifera, già seriamente compromessa dall’uomo durante i lavori degli anni ’70 per la realizzazione del traforo. La foratura accidentale del serbatoio naturale comportò una violenta fuoriuscita d’acqua abbassando il livello della falda di seicento metri ed uccidendo undici persone. Il lago di Pilato che si trova a circa quarantasei chilometri più a nord, nel cuore dei monti Sibillini ha subito quest’anno la stessa sorte. Una delle ipotesi, oltre alla siccità, è che gli sconvolgimenti tellurici che hanno interessato la zona nell’ottobre del 2016 abbiano fratturato la falda che alimenta il lago, aprendo una faglia e facendo defluire l’acqua altrove. Tutto ciò che ci arriva dal cielo, acqua, neve e grandine, è particolarmente prezioso per foraggiare le riserve idriche del sottosuolo. Purtroppo l’estremo cambiamento climatico ha fatto si che lunghissimi periodi di siccità, con temperature elevate, si alternino a violenti nubifragi e vere e proprie bombe d’acqua, concentrando tutte le precipitazioni annuali in pochissimi eventi. Il terreno improvvisamente invaso dall’acqua non riesce più a contenerla e questa defluisce andando persa, creando anche seri danni alla popolazione. L’acqua ricopre la superficie del nostro pianeta per un totale di circa il 71%. Ma di questa percentuale il 97% è costituito dalle acque salate dei mari e degli oceani. Solo il 3% è costituito da acqua dolce di cui più di due terzi è intrappolata nelle calotte polari e nei ghiacciai continentali. Insomma di tutta l’acqua presente sul pianeta meno dell’1% è dolce in forma liquida. Questa preziosa e rara risorsa è indispensabile per tutte le forme di vita, vegetale ed animale. Per volatili, per gli insetti, per i rettili, per i mammiferi e per l’uomo. In agricoltura per esempio per irrigare i campi e procurarsi il cibo, anche se spesso l’uomo ne fa uno degli utilizzi più stupidi in assoluto. Usare acqua pulita e potabile per sbarazzarsi dei propri escrementi. A questo scopo si potrebbe ad esempio utilizzare l’acqua piovana incanalandola dentro delle cisterne per usarla poi in diverso modo. Nelle vecchie case rurali prive di pozzi artesiani questa era un’abitudine consolidata e radicata. Per gli antichi era d’obbligo avere cisterne per la raccolta dell’acqua piovana ne sono un esempio le numerose strutture di epoca romana dislocate un po in tutta la penisola. Gli antichi romani la conservavano l’acqua. Non erano come noi che la sprechiamo. Quella che stiamo visitando è un’antica cisterna romana, databile intorno al I secolo d.C.. Ha una dimensione di circa 1000 mc, divisa in tre navate con volte a botte e colonne quadre realizzate in mattoni. Si trova nell’area archeologica dell’Acropoli Etrusca di Volterra. Gli antichi vivevano in un mondo meno popolato, meno inquinato e con più materie prime a disposizione. I romani, famosi in tutto il mondo per il loro ingegno e maestri nel convogliare le acque da immensi giacimenti in mirabili acquedotti, ci hanno lasciato queste opere ancora funzionanti. Nonostante quindi l’enorme quantità di acqua di cui Roma disponeva, i suoi abitanti erano anche soliti conservare l’acqua piovana. Usanza che noi abbiamo perso. Spesso ci limitiamo ad osservare i monumenti antichi come pezzi di pietra morti che ci riportano ad un tempo passato. Invece a volte questi sono vivi e ci parlano. Ci stanno dicendo che stiamo andando nella direzione sbagliata. Viviamo in un mondo sovrappopolato ed estremamente inquinato sia per la persistenza degli agenti, sia per l’estensione dei territori interessati. Molti giacimenti idrici sono ormai compromessi per l’uso umano. La siccità di questa lunga estate e l’emergenza idrica che stiamo vivendo in questo periodo dovrebbe farci riflettere. Non solo i romani, ma anche gli Etruschi erano soliti raccogliere le acque piovane, nonostante avessero la possibilità di scavare pozzi. Dighe inefficienti colme di detriti sottraggono inutilmente acqua dai fiumi. La CO2 e l’inquinamento atmosferico che provocano il surriscaldamento globale minacciano i ghiacciai. I rifiuti industriali e le discariche minacciano invece le falde acquifere. Le nostre preziose riserve di acqua dolce dunque non vengono minacciate soltanto dall’inquinamento atmosferico e dal surriscaldamento globale ma anche, soprattutto, dal nostro imbarazzante modo di sbarazzarci dei rifiuti, che deturpa l’ambiente, inquina e rendere i nostri quartieri sporchi e degradati. Il nostro impatto sull’ambiente è disastroso, basti pensare che nell’Oceano Pacifico vi è un isola galleggiante di detriti composta da rifiuti plastici con un’estensione pari a quella della Penisola Iberica. Le amministrazioni locali poi sono colpevoli di non monitorare il corretto smaltimento dei rifiuti e l’efficienza dei depuratori idrici, troppo spesso non correttamente funzionanti e con effetti drammatici sugli ecosistemi. Per limitare sensibilmente il nostro impatto sull’ambiente sarebbe sufficiente cominciare abbandonando il sistema delle discariche e procedendo verso una corretta raccolta differenziata dei rifiuti, separando la plastica dalla carta e dal vetro. I produttori di imballaggi dovrebbero poi essere obbligati a produrre confezioni monocomponente facili da separare e da riciclare. L’Italia è ancora molto lontana da questo irrinunciabile obiettivo e mentre il popolo si scaglia contro la classe politica e le amministrazioni locali accusate di non fare abbastanza, in realtà non compie azioni migliori. L’acqua può essere convogliata, come il gas ed il petrolio e lo si fa da giacimenti naturali. Abbiamo creato dighe enormi trasformando il paesaggio, potremmo creare invece un’immensa rete di serbatoi in comunicazione tra loro. La maggior parte sono poco più grandi di un garage condominiale, basterebbe, in fase di progettazione di un edificio, prevedere un piano in più per la cisterna interrata. L’acqua raccolta sarebbe esclusivamente quella delle superficie opache, come quelle dei tetti e dei terrazzi, priva quindi di fango, sassi o terriccio, e potrebbe tranquillamente essere usata per gli scarichi domestici. Roma è piena di cisterne enormi. Non vengono più utilizzate e molte non sono neanche visitabili. Riqualificando le vecchie cisterne, e costruendone di nuove, risolveremo due problemi con una soluzione, la mancanza d’acqua nei periodi di siccità ed il problema degli allagamenti quando ce n’è troppa. Per riuscire a limitare i rifiuti non riciclabili, lo spreco d’acqua, d’energia ed il degrado urbano, dovremmo prima rinunciare all’idea che il progresso significa liberarsi del passato, delle vecchie usanze e tradizioni, alle quali invece dovremmo imparare ad ispirarci. Ma la lotta più grande è quella che dobbiamo combattere contro noi stessi contro il nostro egoismo, contro il raggiungimento del solo profitto personale, del guadagno immediato, del vantaggio individuale. Contro l’idea di voler essere il capo, l’unico ha possedere una visione che tutti gli altri devono essere obbligati a seguire. Contro l’accumulo di denaro, ricchezza e di potere sugli altri e sulla natura come unico scopo della nostra esistenza.

di Daniele Maura

“ Il lupo è un animale sociale, la sua sopravvivenza dipende dalla cooperazione non dalla lotta. Gli esseri umani, soprattutto negli ultimi anni, si sono abituati a parlare di élite dominanti in ambito lavorativo e altrove, e hanno acriticamente ritenuto che i branchi di lupi ( o gruppi di scimpanzé ) si conformassero ai propri schemi mentali. ”

Barry Lopez – Lupi e Uomini

“ Serve dunque una rivoluzione culturale. L’inquinamento nasce lì, prima che negli scarichi e nelle devastazioni. Nasce nei cuori e nelle teste. Inquiniamo anche la nostra cultura, quando per esempio diventiamo viaggiatori esotici privi di rispetto e sensibilità. L’ultima cosa che ci sta a cuore è capire la gente che incontriamo: la contaminiamo con i nostri schemi mentali, con i nostri non valori. E con la logica del soldo, soprattutto con quella. Non rispettiamo niente e nessuno.”

Walter Bonatti – Una Vita Così

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La Teoria della “Carenza”

Da una parte c’è il denaro, dall’altra ci sono le persone, questi due fattori vengono spesso messi in relazione tra loro, a volte per l’alta finanza con un pragmatico capovolgimento della loro reale importanza. Così, l’utilità del denaro non è più messa in relazione alla quantità delle persone che ne hanno bisogno e lo creano con il loro lavoro, ma accade esattamente il contrario, e cioè che le persone sono utili per un determinato lavoro, e questo lavoro è necessario, in base alla quantità di denaro esistente. In pratica non sono più le nostre necessità a mettere in moto un’economia che crei beni e servizi dai quali verrà creata ricchezza e denaro erogato dallo Stato/Nazione; bensì è la quantità di denaro a disposizione che ci impone di scegliere cosa di cui abbiamo bisogno e non è detto che sia per noi la cosa più utile. Non è più il denaro subordinato all’uomo che lo utilizza secondo le sue necessità, ma è l’uomo subordinato alla quantità di denaro esistente come se questo fosse preesistente al genere umano e non invece creato dall’uomo stesso. Nel mondo attuale si sente spesso parlare di esuberi, soprattutto in questi tempi di crisi economica, dove uno dei maggiori costi per un’impresa è il personale. Eppure una delle voci che più spesso si notano nella struttura di un’Azienda è Risorse Umane. Come può una Risorsa essere una delle maggiori fonti di spesa? Come può una Risorsa essere considerata meramente un peso, un costo? Ciò avviene perché si osserva il problema da un’angolazione sbagliata, da una prospettiva distorta, un po’ come con gli obiettivi fotografici ultra grandangolari che fanno apparire le linee rette che si trovano ai bordi curvate, quando in realtà sono perfettamente dritte. Ecco è tutta una questione di prospettive e se si osserva il problema dalla prospettiva sbagliata si perdono i punti di riferimento per cui si considera il reale problema come la soluzione, e la reale soluzione come il problema. Il problema reale non è l’Esubero di personale, ma la Carenza di denaro. Ossia, si considerano i dipendenti in esubero in funzione della quantità di denaro a disposizione per pagargli il salario, quando questa è carente il personale risulta in esubero, ma il problema reale è la carenza di denaro. Questo concetto è parzialmente vero in una realtà d’impresa privata, mentre invece nell’esercizio della funzione pubblica risulta totalmente vera. Infatti l’ente pubblico dovrebbe preoccuparsi di fornire al cittadino contribuente tutti i servizi e le infrastrutture per condurre una vita dignitosa ed oltre a questi anche la loro manutenzione ordinaria e straordinaria. Nell’esercizio della funzione pubblica ci si può considerare in Esubero solo quando ogni infrastruttura, servizio od altra cosa o funzione utile al cittadino è presente sul territorio nazionale in maniera efficiente e quando ogni cittadino ha facile accesso alle stesse. In questi casi si potrebbe, uso il condizionale, anche parlare di esubero di personale, ossia, non tutti i dipendenti posso creare beni o servizi poiché tutti i cittadini possono usufruire agevolmente di tutte le infrastrutture ed i servizi offerti dallo Stato, Nazione, Comunità. In realtà invece si considera la questione da una prospettiva errata. C’è bisogno di beni e servizi, di assistenza sanitaria ed altre infrastrutture di cui i cittadini possano usufruire, ma non ci sono abbastanza soldi per l’acquisto dei materiali e per i salari dei dipendenti. Da qui nasce l’Esubero. L’esubero nasce dall’esigenza di risparmio, di riduzione della spesa, ed allo stesso tempo però si rinuncia o si rallenta la realizzazione delle opere utili ai cittadini. Ma gli Esuberi, che ci portano a considerare la Risorsa Umana, come un costo, derivano dall’assenza di denaro, moneta, valuta; bisognerebbe quindi, per risolvere il problema, focalizzarsi sul problema che genera tali Esuberi. Ciò che causa tali esuberi è la Carenza di denaro. Questo è il vero problema. Una volta individuato il problema reale bisognerebbe ripercorrere lo stesso processo usato per gli Esuberi. Cosa genera la Carenza di denaro? La burocrazia? La corruzione? L’assenza di una moneta nazionale? I mercati liberalizzati? Tutte queste cose insieme? Interrogarsi seriamente su questi quesiti ci potrà offrire la reale possibilità di risolvere i problemi economici. Una Risorsa non può mai essere considerata un costo, in primo luogo quando si tratta di persone. Sono le persone, è l’uomo che ha inventato il denaro per agevolare gli scambi commerciali, è l’uomo nella figura degli economisti che disegna leggi economiche e formule matematiche che regolamentano i mercati affinché questi agevolino lo scambio di merci, a patto che questo scambio sia utile all’uomo. Infatti, tutto ciò che l’uomo crea lo fa per suo esclusivo beneficio, meglio quando questo è rivolto ad una moltitudine di individui piuttosto che a una esigua minoranza. Se il denaro non è sufficiente per distribuire i salari dei lavoratori, pubblici o privati, bisogna trovare, pensare, creare dei meccanismi affinché questo denaro non venga sprecato ma ottimizzato, affinché venga usato per generare una ricchezza sempre più diffusa, affinché il genere umano raggiunga standard qualitativi di vita, non solo più elevati, ma sempre più diffusi e condivisi. I modelli della concorrenza e della competizione sono filosofie economiche ed imprenditoriali, sane quando si misurano su uno stesso terreno e concorrono rispettando le stesse regole; dannose e deleterie invece quando questo non avviene. Il mondo è globalizzato solo per lo spostamento di denaro e delle merci e questo pone anche problemi legati al mondo della criminalità in quanto è più facile trasportare o spostare persone (schiavi/prostitute/bambini), armi, droga, denaro contante e fondi neri. Non vi è però una globalizzazione dei diritti e delle tutele dei lavoratori e dell’ambiente. I diversi paesi si trovano così a concorrere su terreni diversi con regole differenti. L’uomo non può essere considerato come uno strumento dalle due facce, da una parte produttore di beni e servizi, dall’altra consumatore degli stessi, utile al funzionamento ed alla crescita economica dell’alta finanza che regna incontrastata sul mercato. Sul consumatore viene poi fatta ricadere ogni responsabilità dell’acquisto, ed invitato a non acquistare beni a basso costo prodotti in paesi dove non vi è nessuna regolamentazione sulla tutela dei lavoratori e dell’ambiente, gli enti di controllo però accettano sul mercato la presenza di questi prodotti che distruggono il tessuto industriale, agricolo, economico e sociale producendo una corsa al ribasso. Le società quindi essendosi completamente subordinate al denaro, non scelgono un prodotto per la sua maggiore funzione, resistenza, qualità, utilità, funzione sociale, ma in base al costo che deve essere sempre più basso indipendentemente dai danni economici, ambientali e sociali che questo produce. Sono la finanza ed i mercati utili all’uomo, che concorrono entrambe alla crescita di benessere diffuso per tutta l’umanità, quando questi strumenti cessano di adempiere a questa funzione, semplicemente perdono la loro utilità. Non può essere l’uomo a piegarsi ai mercati ed alla finanza, ma sono questi strumenti finanziari che devono essere malleabili e piegarsi all’esigenze delle persone. Per cui trovo estremamente sbagliata la teoria dell’Esubero, e prenderei in seria considerazione la Teoria della “Carenza”. Carenza di valuta, di valori, di soluzioni, di coraggio, di volontà, di vitalità e di virtù.

di Daniele Maura

IL FUMO UCCIDE … più del Morbillo, da assuefazione e dipendenza, come le droghe, invecchia la pelle, può essere causa di incendi, provoca il cancro e malattie cardiovascolari, ma lo Stato non ci vaccina, ce lo vende.

Morbillo è una campagna a favore dei vaccini e contro il fumo ideata da Daniele Maura per “The Italian Nature” al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica verso l’abolizione della vendita di tabacchi.

IL FUMO UCCIDE_WEB

di Daniele Maura

Il concetto di Europa, un’Europa Unita, è antichissimo se pensiamo all’idea d’Europa come estensione territoriale all’interno di un’unica nazione. Gli antichi romani infatti volevano un’Europa Romana, i Franchi sognarono ancora questa Europa Romana come estensione geografica ma di spirito Cristiano Cattolico. Carlo Magno infatti respingendo i mori ad ovest tentò, prima di costruire, e poi di consolidare questo Impero. Ed ancora i francesi di Napoleone, appena liberatisi con la violenza dall’oppressione di una monarchia assoluta, ispirati dai grandi valori di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, vollero subito estendere questi valori a tutte le altre nazioni d’Europa fino all’estremo Est. Ancora una volta con la violenza, ancora una volta con la guerra. Leggi altro

Una Crisi Senza Fine

Quando tre anni fa avevo scritto, così di getto, “L’Ultima Beffa”, preso anche un pò dalla rabbia e dallo sconforto non avrei mai immaginato che quella Crisi Economica iniziata nel 2007 con la crisi del mercato immobiliare negli Stati Uniti e che in seguito avrebbe invaso tutto il mondo grazie a titoli tossici, i cosiddetti (Subprime), (prestiti concessi senza garanzie a soggetti che palesemente non sarebbero stati in grado di ripagarli) i quali avevano fatto crescere l’economia dopandola, creando questa immensa bolla che non ha potuto far altro che esplodere nel peggiore dei modi, non avrei mai immaginato che sarebbe durata tanto ma sopratutto non avrei mai immaginato che questa bolla esplosa avrebbe scoperchiato questo mefistofelico vaso di Pandora. Ebbene da noi questa grande bolla esplode, o meglio, viene fatta esplodere, a fine 2011. La mannaia si abbatte su di noi manifestandosi con le dimissioni dell’allora Primo Ministro Silvio Berlusconi il 12 Novembre 2011. Si insedierà a questo punto il Governo Tecnico di Mario Monti con tutte le sue funeste conseguenze. E fu proprio durante questo governo che il Vaso di Pandora inizia a ribollire anche in Italia facendo saltare il coperchio. Il coperchio salta definitivamente quando nel 2012 affiorano i problemi della più antica banca del mondo, Monte dei Paschi di Siena. Un uomo vola dalla finestra e si sfracella al suolo, non è un thriller, un romanzo di Edgar Allan Poe, di Agatha Christie o di Arthur Conan Doyle, è la realtà. La sera del 6 Marzo 2013 a poco più di un anno dal grande scandalo, David Rossi ex capo della comunicazione di M.P.S., precipita dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni e si sfracella al suolo. “Lo Hanno Suicidato” così si dice in gergo quando si ha il sospetto che qualcuno sia stato ucciso, assassinato, simulando un suicidio. Del resto la bibliografia è piena di impiccati che toccano con i piedi a terra, Roberto Calvi del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra, Mario Biondo, il cameramen trovato morto in Spagna, apparentemente suicida, nell’appartamento dove alloggiava a Madrid, o come Mario Alberto Dettori, Maresciallo dell’Aeronautica militare, addetto al monitoraggio Radar che la sera della strage di Ustica, il 27 Giugno 1980, era in servizio al Radar nella base di Poggio Ballone. Il Dettori viene trovato morto, impiccato, con i piedi che toccano per terra e le ginocchia flesse, il 31 Marzo 1987, in piena indagine sulla strage. Oppure il buon caffè alla Sindona, tanto per rimanere in tema di Banche. Ma questo è solo per sottolineare che questo è un paese d’Ombre. Non vogliamo qui entrare nel merito delle vicende ma solo elencare alcuni fatti che, a mio parere, sembrano far parte di un piano di deindustrializzazione e sistematico impoverimento del nostro paese a favore di più elevate sfere. Ma vediamo nel dettaglio ed in ordine cronologico cosa sta succedendo. Dopo gli spiacevoli eventi della storica Monte dei Paschi di Siena, il 22 Novembre 2015, con un altro Decreto Salva Banche, scopriamo che ci sono altre quattro banche in crisi che necessitano di ingenti aiuti. Sono Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, in cui si sospetta ci siano anche affari di famiglia del Ministro Boschi, ma non entriamo nel merito; Banca delle Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio della Provincia di Chieti. È evidente che c’è un problema anche perché le Banche ed il Governo si rifiutano di rendere pubblici i nomi dei beneficiari degli ingenti prestiti insolventi. Ma per il caso Monte dei Paschi di Siena qualcosa trapela, e si scopre che dietro ci sono grandi gruppi industriali e finanziari esposti per centinaia di milioni di euro. Non si tratta quindi di persone che non riescono a pagare il mutuo per la loro seconda casa di villeggiatura. Non sono i soliti Subprime americani, migliaia di prestiti di piccola o media entità nel settore immobiliare, questa è una cosa diversa. Si tratta di pochi prestiti elargiti ad una cerchia ristretta di persone fisiche e giuridiche, ma che cumulano un grande volume, un enorme volume di debiti. Ci sono dentro Sorgenia S.p.a., il Gruppo Marcegaglia, Sansedoni Siena S.p.a. ed altri piccoli gruppi ed imprese locali. I debiti si allargano a macchia d’olio anche nel settore pubblico e fra questi troviamo ad esempio le municipalizzate del Comune di Roma, Acea e Metro C, così riporta almeno un articolo de Il Giornale.it ( http://www.ilgiornale.it/news/cronache/banche-i-nomi-dei-debitori-e-chi-ha-dato-i-prestiti-1350083.html ). Non stiamo parlando di milioni di Euro, ma di miliardi. Sorgenia S.p.a. che opera nel settore del mercato libero dell’energia e del gas naturale, sarebbe indebitata per quasi due miliardi di Euro, (1,8 per l’esattezza) come riportato da diverse fonti, Wikipedia e Il Sole 24 Ore. Di questi 1,8 miliardi di Euro di debiti, circa 600 milioni sarebbero in mano a Monte dei Paschi di Siena. L’altro miliardo e duecento milioni di euro è in mano a quali banche? Ne fa una breve ricostruzione il Sole 24 Ore. Ci sono dentro comunque, oltre a Mps, Ubi, Banco Popolare, Intesa, Unicredit e Bpm. Ma andiamo avanti. In crisi evidentemente sono i più grandi istituti bancari e le più mastodontiche macchine industriali come dimostrano i casi di Alitalia e dell’Ilva, dove scese in campo anche lo Stato tramite Cassa Depositi e Prestiti, in trattative frenetiche e non ancora chiuse definitivamente per le vicende che coinvolgono i due colossi. Ma il tempo passa e logora la memoria così ci si dimentica delle cose che furono e si va avanti, restando però di fatto nella stessa condizione. Cambiano gli attori ma i problemi restano gli stessi e le soluzioni deleterie anche. Il 25 Novembre 2016, il Presidente di Federconsumatori Rosario Trafiletti, ospite alla trasmissione L’Aria che Tira, condotta dalla giornalista Myrta Merlino su La7, ci parlava della crisi bancaria in atto, mettendoci in guardia già all’ora, parlo di sette mesi fa, sulla questione di due Banche venete in crisi, di una Banca di Bari, e di altre Banche in crisi non meglio specificate. (http://www.la7.it/laria-che-tira/video/trefiletti-sempre-pi%C3%B9-banche-sullorlo-del-fallimento-25-11-2016-198954 ) … (https://www.youtube.com/watch?v=X3GKa8zMdCo) Ed è proprio in questi giorni, 25 Giugno 2017, che l’ennesimo Governo illegittimo e non eletto (Gentiloni) vara l’ennesima manovra Salva Banche. Lo Stato dona 5,2 miliardi di euro a Banca Intesa Sanpaolo per acquisire le due banche venete in crisi, si tratta di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. In più lo Stato stanzia altri 12 miliardi come fondo di garanzia, per un totale di circa 17 miliardi di euro. Ma non è la prima volta che queste banche ricevono aiuti di stato, almeno non direttamente. Già nel maggio del 2016 tramite un gioco di scatole cinesi, lo stato aveva aiutato la Banca Popolare di Vicenza, le cui Azioni, per un valore di 1,5 miliardi di euro, vennero immesse sul mercato ed acquistate interamente dal neonato Fondo Atlante, istituito ad hoc nell’Aprile dello stesso anno, appena un mese prima dell’acquisizione. A fine giugno 2016 però anche un’altra banca immette totalmente sul mercato le sue Azioni. Si tratta di Veneto Banca, ed anche questa volta le azioni vengono acquistate da Fondo Atlante. Ma chi c’è dentro Fondo Atlante? Fondo Atlante è un fondo privato, ma tra i suoi azionisti c’è… indovinate un pò … Cassa Depositi e Prestiti e non meglio specificati Fondi Previdenziali. Ad agosto dello stesso anno (2016) viene istituito un altro fondo, Fondo Atlante 2, che nasce per intervenire nelle sofferenze di Monte dei Paschi di Siena e di altre non meglio specificate Banche. Forse quelle di cui parlava il Presidente di Federconsumatori Rosario Trafiletti? Ad ogni modo i due fondi, Fondo Atlante e Fondo Atlante 2, sono gestiti da “Quaestio Capital Management SGR” una società di proprietà della Fondazione Cariplo, una fondazione bancaria che svolge attività filantropiche, di beneficienza e di sostegno alla comunità. Non vogliamo alludere assolutamente a nulla, né tanto meno ad un conflitto di interessi, ma, la cosa a mio avviso anomala è che Banca Intesa Sanpaolo abbia ricevuto 5,2 miliardi di Euro dallo Stato Italiano per rilevare da Fondo Atlante queste due banche, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, fondo non di proprietà, ma gestito da Fondazione Cariplo (Fondazione Cassa di risparmio delle Provincie Lombarde), la cui fondazione detiene circa il 4% delle Azioni di Banca Intesa Sanpaolo. Le vicende non sono chiare ai più, tanto meno a me, causa di una stampa e di un giornalismo troppo spesso distratto da futili e voluttuosi eventi. Fatto sta che lo Stato mette i soldi dentro un fondo privato, gestito da privati, per salvare due banche. Dopo appena un anno, lo Stato da soldi ad una banca privata per acquisire quelle due banche dal fondo, il cui fondo è gestito da azionisti della banca che acquista con soldi pubblici. Non è che sia il massimo della trasparenza. Intanto sul web si vocifera di almeno 16 banche commissariate dalla Banca d’Italia, difficile per me stabilire con certezza quali siano. Ma in tutto questo vi è anche un pensiero, a parer mio deleterio e demenziale, cioè quello di far sparire le piccole Banche di Credito Cooperativo a favore di più grandi e complessi Istituti Bancari. La crisi forse, è servita e servirà anche a questo, a far scomparire quel magnifico ed eterogeneo sistema di credito costituito da piccole realtà, con fondi che derivano dal territorio circostante e spesi per il territorio circostante. A testimonianza di questo vi sono innumerevoli conferenze e dibattiti sulle riforme che riguardano tutti, non solo quelli in crisi, gli Istituti di Credito Cooperativo. Ad ogni modo il futuro è incerto e solo chi vivrà potrà vederne gli esiti, e non ci resta altra prospettiva se no quella di aspettare e vedere che fine farà questa misteriosa Banca di Bari, e quali siano queste altre misteriose banche coinvolte in questa Crisi Senza Fine.

di Daniele Maura

Acqua – L’Oro Blu delle Montagne

.: Editoriale
Il mondo si divide, la comunità vegana in crescita si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche etiche ed ambientali degli allevamenti intensivi al fine di ridurre drasticamente il consumo di carne a livello alimentare. Sposano questa politica anche i sostenitori di altre politiche che vogliono ridurre il consumo di carne per fini salutistici, in quanto questo alimento, in particolare le carni rosse, è ritenuto responsabile di molte disfunzioni fisiche, intolleranze e patologie tumorali. La politica della drastica riduzione del consumo di carne è sposata anche da chi non crede che le proteine animali siano così dannose, infatti questi ultimi credono che bisognerebbe ridurre il consumo delle carni rosse o bianche provenienti da allevamenti intensivi poiché tale produzione non sarebbe in grado di supportare l’intera richiesta globale. L’aumento della popolazione globale infatti pone come problema principale quello di fornire cibo a tutti, e a tutti con lo stesso apporto di proteine animali, vegetali, grassi etc. A tele scopo ci si è proposti per sostituire l’apporto di proteine animali e vegetali provenienti da ovini, bovini e suini degli allevamenti, con quelle provenienti dal mondo degli insetti. Tutto il mondo quindi sembra concentrato, chi per un motivo, chi per un altro, sulla ricerca di un metodo per sostituire in qualche modo la fonte di queste preziose proteine. Pochi però si interrogano su un altro problema; è la carne dei nostri pascoli a far male alla salute oppure sono le sostanze che artificialmente ed inconsapevolmente i capi di bestiame dei nostri pascoli ingeriscono e che quindi entrano a far parte della catena alimentare? Il suolo su cui cresce l’erba è incontaminato? L’erba che brucano è incontaminata? Le colture alle quali vogliamo così disperatamente fare ricorso per sostituire una dieta onnivora verso un regime alimentare sempre più vegano sono genuine ed incontaminate? L’acqua che cade dal cielo sulla nostra terra, quella che beviamo, che usiamo per irrigare i campi, quella con cui i nostri allevamenti si abbeverano, è incontaminata, pura e limpida? L’uomo non può resistere più di qualche settimana senza cibo, eppure inquina la terra che gli da nutrimento. L’uomo non può sopravvivere per più di qualche giorno senza bere acqua, eppure avendo inquinato la terra ne ha anche contaminato le acque che lui usa per bere ed irrigare le colture. L’uomo non può sopravvivere per più di qualche minuto senza respirare, eppure inquina l’aria che respira. L’aria inquinata contamina le piogge che divengono acide, precipitano a terra e contaminano i terreni, le colture, i pascoli e con il tempo anche le falde acquifere. L’uomo è stupido.

.: Verso il Bivacco Andrea Bafile


Ci troviamo in Abruzzo sul massiccio del Gran Sasso d’Italia e stiamo costeggiando la parete sud-est del Corno Grande, appena sotto la vetta centrale. Ci dirigiamo al bivacco alpino realizzato dal C.A.I. dell’L’Aquila nel 1966, situato ad una quota di 2669 m s.l.m. e dedicato alla Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria, grande eroe della prima guerra mondiale, già medaglia d’argento e di bronzo, Tenente di Vascello Andrea Bafile. Costeggiamo questa enorme parete di roccia sulla quale possiamo scorgere le timide tracce di un piccolo ghiacciaio ma oltre la quale, esposto a nord, si trova quello molto più grande del Calderone. Considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone formatosi durante il periodo delle grandi glaciazioni del Quaternario, è poi nel tempo progressivamente scomparso, ricomparendo intorno al XV secolo d.C. durante la Piccola Era Glaciale. A partire dalla metà dell’Ottocento, a causa della diffusione e dell’uso delle tecnologie figlie della Rivoluzione Industriale e dell’innalzamento delle temperature, il ghiacciaio inizia a ritirarsi, passando dai 7,5 ettari del 1916 ai 3,5 del 2008. I ghiacciai però sono un’importante fonte rinnovabile di acqua dolce, essi infatti, con le loro acque di fusione, alimentano falde sotterranee e fiumi, ed il Ghiacciaio del Calderone non fa eccezione. Oggi l’attenzione al tema climatico ed ambientale è particolarmente attiva ma in passato non era così. Il 15 Settembre del 1970 durante le operazioni di scavo per la realizzazione del traforo del Gran Sasso d’Italia, la talpa meccanica forò un enorme serbatoio d’acqua alimentato dal ghiacciaio. La fuoriuscita violenta dell’acqua a circa sessanta atmosfere di pressione investì gli operai e la piccola cittadina di Assergi più a valle fu allagata. L’incidente causò la morte di undici persone. Il livello della falda si abbassò di seicento metri e la portata delle sorgenti del Rio Arno e del Chiarino fu dimezzata. L’opera non costò solo in termini di vite umane, ma come spesso accade in Italia, con i lavori che si protrassero per venticinque anni, il suo costo lievitò vertiginosamente passando dagli 80 miliardi di lire inizialmente previsti ai più dei 1700 alla fine dell’opera. Oggi, che a causa dell’innalzamento delle temperature il Ghiaccio del Calderone appare morente, ci rendiamo conto che l’enorme eredità lasciataci dalla natura è andata perduta per sempre.

.: Le Percentuali dell’acqua.
L’acqua ricopre la superficie del nostro pianeta per un totale di circa il 71%, ma di questa percentuale il 97% è costituito dalle acque salate dei mari e degli oceani, solo il 3% è di acqua dolce. Ciò non significa che tutta l’acqua dolce sia potabile, infatti circa i due terzi sono presenti sotto forma di ghiaccio, ai poli e sui ghiacciai terrestri. Solo un terzo dell’acqua dolce presente sul nostro pianeta si trova in forma liquida. In pratica di tutta l’acqua presente sul nostro pianeta meno dell’uno per cento (0,96%) è acqua dolce in forma liquida. Ciò non significa che questa sia potabile poiché molti giacimenti e fiumi sono inquinati e questo fa scendere vertiginosamente la percentuale di acqua potabile a disposizione. Esisterebbero in realtà altri giacimenti di acqua nel sottosuolo, che non danno origine a fiumi o laghi, sono delle falde sigillate da milioni o in alcuni casi miliardi di anni, la cui acqua non entra a far parte del normale ciclo di questa risorsa. Esiste un progetto Libico denominato “Great Men-made River” con lo scopo di sfruttare uno di questi giacimenti fossili di circa 35000 Km3 localizzato sotto il deserto del Sahara. Il loro sfruttamento è particolarmente rischioso, per via delle sostanze che possono trovarvisi ma anche perché questa riserva detta, acqua fossile, non è in teoria rinnovabile.

.: Conclusione
L’acqua è un bene fondamentale come l’aria. Da esse dipendono tutte le forme di vita sul nostro pianeta, unico abitabile per la nostra specie. A differenza dell’aria però, l’acqua dolce direttamente sfruttabile dall’uomo a livello alimentare è pochissima. L’uomo è elemento integrante degli ecosistemi terrestri con i quali vive in simbiosi. La nostra specie si nutre di piante che crescono sul terreno e di animali che di queste si nutrono, inquinare l’aria, il terreno e l’acqua di conseguenza significa distruggere le uniche fonti del proprio sostentamento. L’uomo sta piano, piano, lentamente, ma in maniera inesorabile distruggendo le proprie speranze di sopravvivenza. Siamo tornati dopo mesi di assenza con questo articolo che segnerà il tema intorno al quale ci muoveremo per tutto il 2016. Il nostro scopo è quello di sensibilizzare il più possibile le persone su queste tematiche per noi fondamentali.

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Tutte le Contraddizioni dell’Occidente

Nel 2010 uno dei concorrenti del Grande Fratello fu espulso per una bestemmia, e nel nostro codice penale la bestemmia pronunciata in pubblico è un reato, dovrebbe esserlo ancora di più quella espressa a mezzo stampa, eppure abbiamo difeso faticosamente Charlie Hebdo a seguito delle sue vignette ritenute blasfeme dalla popolazione islamica. Questo può anche andarmi bene, ma quello che non capisco è perché difendiamo Charlie Hebdo quando i musulmani ci dicono di sentirsi offesi da quelle rappresentazioni per loro blasfeme ed addirittura le ripubblichiamo con forza, e non difendiamo allo stesso modo il crocefisso nelle scuole quando ci chiedono di toglierlo? Quindi non ascoltiamo i musulmani quando ci chiedono di non rappresentare un profeta per loro sacro, però li ascoltiamo quando ci chiedono di nascondere il nostro crocefisso! Se ci chiedono di nascondere il Cristo perché si sentono offesi lo facciamo, se ci chiedono per lo stesso motivo di non rappresentare Maometto ci indigniamo! Non sarebbe più facile lasciare il Cristo dov’è e smetterla di rappresentare Maometto? É incredibile quale demenza possa produrre l’uomo in nome della libertà d’espressione, in nome dell’integrazione, della libertà e della coesione; in nome di questi ideali siamo disposti a rinunciare e a nascondere i nostri valori e la nostra cultura che proprio tali ideali hanno prodotto, ma per gli stessi ideali non siamo disposti a smettere di offendete i valori e la cultura di un altro popolo. Non capisco! Rinunciare e mortificare le nostre radici non ci da il diritto di fare lo stesso con quelle degli altri. A mio parere sarebbe più saggio difendere i propri simboli e valori ed allo stesso tempo impegnarsi per non offendere quelli altrui. Ma io sono solo un coglione e qualcuno mi accuserà pure di stare con i terroristi, perché per noi questa è la libertà: “O la pensi come me o sei un terrorista”. Io non appoggio i terroristi, non sto con i terroristi, non minaccio nessuno di morte e non mi faccio saltare in aria. Semplicemente lascio scorrere la mia insignificante esistenza senza godere nell’infastidire gli altri, senza pretendere di avere la ricetta giusta per la convivenza universale, non impongo le mie idee democratiche agli altri, perché il concetto stesso di imposizione è antidemocratico. La democrazia è un paradosso perché dovrebbe garantire voce anche a chi si esprime contro tale principio. Non offendo gli altri ne pretendo di insegnargli niente, li ignoro, mostro nei loro confronti la più totale indifferenza e lascio che ognuno viva la sua se pur misera e povera vita. Se vi è qualcosa che mi piace in una qualche diversa cultura cerco di carpirla, altrimenti la lascio scorrere dentro il grande fiume della diversità verso il mare dell’indifferenza. A me non importa nulla di stare di quà o di là, perché io non sto con nessuno, sto a casa mia e difenderò fino all’ultima goccia del mio sangue la mia terra, la mia casa, la mia famiglia, il mio paese senza mai arrogarmi il diritto di poter offendere gli altri. In nome della satira “sconcia e sgradevole” ormai abbiamo nascosto la vera intenzione dello scherzo; quella dell’offesa, per cui se un ragazzino “stupido” che in maniera irresponsabile prende per il culo un altro ragazzino “è Bullismo” mentre se un giornale prende per il culo un’intera cultura “è Satira”. Ma io perdono più un bambino che un facoltoso e colto adulto. E’ troppo facile offendere sperando che qualcuno si metta a ridere e poi se c’è qualcuno che si sente offeso fargli “Alto là, stavo a scherzà!”. Ci sono due livelli di libertà, che non sono libertà, perché ci dicono che c’è libertà di pensiero ma non puoi dire quello che pensi veramente altrimenti rischi delle denunce, lo puoi fare solo se scherzi! E’ tutto uno scherzo. Per cui chi scherza può dire quello che gli pare, chi dice per davvero deve stare in selenzio. Forse è per questo che Silvio Berlusconi si diverte a raccontare tante barzellette, perché in un regime dittatoriale travestito da democrazia puoi solo scherzare, fare sul serio non è concesso a nessuno. Ma questa è una società al contrario, dove puniamo i bambini che si prendono per il culo e giustifichiamo gli adulti che fanno la stessa cosa, con ben più altri scopi. Ma gli adulti hanno ben più serie e gravi responsabilità dei bambini, perché quando sfottono lo fanno per provocare reazioni, spesso pericolose ed inaspettate mettendo a rischio la popolazione che non centra niente. E’ strano un mondo dove ci si preoccupi più di difendere la Satira piuttosto che la sicurezza dei propri cittadini. E’ come invitare qualcuno a casa propria e prenderlo per culo tutta la sera fino a quando non sbrocca. E’ questione di buon senso, se vuoi prendere per il culo qualcuno, non lo inviti a casa tua, lo prendi per il culo in sua assenza, con gli amici ed i parenti; tutti si divertono e nessuno si fa male; ma se lo inviti a casa tua, abbi almeno il buon gusto di non sfotterlo. Vorrò vedere quanti di quelli che oggi si riempiono la bocca di grosse e pericolose parole di guerra e di libertà; perché sempre per le leggi della Satira i due opposti si attraggono e quindi non può esserci pace senza guerra; se mai ce ne sarà bisogno, resteranno qui a combattere e a difendere la propria Nazione. Bisognerebbe vietare ai maschi in età militare che fuggono come conigli dalla guerra di poter rientrare in Patria a cose finite. Gente codarda che accende le micce, mette zizzania e poi quando scoppia la polveriera scappa. Ma se c’è qualcuno che se sente offeso, je dico: tollera questa mia idea perché per libertà di pensiero ti dico che non è per davvero è per finta, è un gioco, dico per scherzare, per giocare, oppure dico per paura perché questi terroristi sono criminali, bifolchi e balordi vigliacchi che si fanno saltar per aria, ma non scherzano fanno per davvero e non è satira è realtà. I morti non ridono, non piangono, non parlano e non possono più dire se son d’accordo o meno. Ma chi è rimasto in vita magari gli mette in bocca parole estranee al lor pensiero. Io dico che all’orgoglio dovrebbe prevalere il buon senso perché poi alla fine la guerra è brutta e quando scoppia non ride più nessuno sian essi morti o sopravvissuti.

Certo che é curioso; per difendere la libertà di espressione, anche sgradevole e a volte di cattivo gusto, siamo costretti e disposti a rinunciare a libertà ben più importanti e fondamentali, come il diritto alla privacy, alla libertà di spostamento ed in alcuni casi anche al diritto alle cure perché c’è chi sostiene con forza che la Sanità debba essere privatizzata. Tutti ci siamo indignati per difendere la libertà di potersi esprimere deridendo ed offendendo, pochi si sono indignati quando ci hanno tagliato le pensioni. L’Europa tutta ha dovuto risparmiare, sulla sanità, sulle pensioni, sulla tutela del territorio e la sua manutenzione. Le grandi Banche ci hanno assetato privandoci del denaro, elargendo però risorse economiche e benefici a rifugiati politici, immigrati regolari e clandestini, rimpinzando le tasche dei mafiosi che su tali tragedie hanno speculato. Per i comuni cittadini non c’era mai abbastanza denaro. Questo ha contribuito a fomentare i disordini sociali e l’odio razziale. Adesso addirittura siamo noi che in nome della sicurezza, per difendere la libertà di Satira, chiediamo di rinunciare ad alcune libertà fondamentali. Ed ora che siamo pronti a rinunciare a queste libertà e a farci la guerra ecco che di nuovo spuntano i soldi. Per edificare, per costruire, per educare, per istruire, per curare non c’era abbastanza denaro. Per uccidere e distruggere invece il denaro si trova sempre. Masse di piccoli imprenditori sono stati costretti a fallire perché la Pubblica Amministrazione non gli ha corrisposto il dovuto. Alla luce degli eventi odierni, capisco perché per anni si è predicato un dogmatico rigore fiscale e finanziario, bisognava risparmiare per prepararsi alla guerra, ed infatti i soldi per la guerra ecco che come per magia spuntano fuori. Ma nessuno sembra indignarsi per questo, e tutto sembra una coincidenza, tutto sembra accadere per caso, e noi crediamo al caso, al fato. Ed anche questo è un paradosso, perché ci scagliamo contro le religioni che credono ai miracoli ed anche noi crediamo ai miracoli della finanza. I soldi per la guerra sono i soldi dei cittadini europei deprivati per anni dei loro stipendi, pensioni e parcelle fatturate alla pubblica amministrazione e mai pagate. Alla fine però siamo punto accapo. Facciamo finta di non vedere, di non capire, e sappiamo benissimo che noi stessi abbiamo creato gli spettri che ora dobbiamo necessariamente combattere, dobbiamo uccidere, siamo costretti a farlo per sopravvivere; e lo faremo. Ma scriviamo pagine di editoriali pieni di retorica, perché scrivere la verità sarebbe come guardarsi allo specchio e trovare il nemico dentro i nostri occhi. Ma alla gente tutto questo non interessa perché alla fine, noi siamo fatti così, e per noi le libertà superflue contano di più delle libertà fondamentali, perché il superfluo ci ha dato per anni l’illusione del benessere, ed oggi ci sta dando l’illusione della libertà!

Lo scontro di Civiltà sembra inevitabile. Il Medio Oriente Islamico contro l’Occidente Cristiano, Cattolico e Liberale. L’Occidente ha prodotto valori come l’autodeterminazione dei popoli e la libertà di espressione, l’uguaglianza e le tutele delle diversità e delle minoranze etniche. L’Occidente accetta il dibattito escludendo però da questo valori che non possono essere messi in discussione. L’Occidente ha anche creato nuovi dogmi sui quali è impossibile esprimersi, farlo ci espone al rischio di querele, denunce e processi che sono la nuova Inquisizione del XXI secolo, quella contro la libertà di espressione e di informazione. La Democrazia è una contraddizione per definizione perché dovrebbe concedere la possibilità di esprimersi anche ha persone che professano e fanno proseliti per una nuova forma di governo anche totalitarista. Democrazia significa “Governo del Popolo” e questo potere dovrebbe essere rispettato anche quando il popolo si esprime contrariamente alla Democrazia, esautorandosi da solo e privandosi di questo potere. Dico soltanto che è dal 2012 che questo paese viene amministrato da un governo non eletto dal popolo che oggi si accinge ad impegnarsi militarmente in un conflitto bellico, all’interno di una situazione geopolitica molto complessa, senza aver chiesto l’opinione del popolo italiano e senza aver ricevuto da questo il legittimo mandato per farlo. Io sarò sempre dalla parte di chi con coraggio esprime le sue idee e con fermezza cerca la verità! A mio parere non esistono valori inalienabili, tutto si può cambiare, ma in nome di un valore non si può agire in maniera contrapposta al suo significato. Professiamo la pace e ci prepariamo alla guerra. Professiamo la libertà di espressione e di cronaca e poi processiamo giornalisti ed editori.

In tutti i libri che ho letto e che sto leggendo ho trovato le mie risposte. In alcuni si parla di Dio, della fede, di precetti sacri, in altri si parla di luoghi esotici da esplorare, di popoli lontani. In altri ancora si scoprono storie nascoste di fatti deplorevoli. Ed ancora in altri possiamo immergerci in viaggi tumultuosi tra villaggi orientali e grandi città asiatiche. Ma il viaggio della grande storia dell’uomo passa attraverso i popoli nordici ed il tentativo dell’impero romano di civilizzare le genti nordiche, in altri si parla di regimi temporalmente a noi più vicini con l’intento di civilizzare i popoli del sud. La nebulosa storia dell’Unità d’Italia, gli eccessi, gli errori, i nostri morti. In altri si parla di valori elevati, dei diritti dei lavoratori, delle classi medie, ed in alcuni di questi ci si propone anche di elevarsi a portatori di diritti e valori universali. In altri si parla di geopolitica, di gestione delle risorse, e di sostegno a popolazioni oppresse. Sono libri eterogenei, molto diversi tra loro, scritti in epoche lontanissime tra loro nel tempo e da autori altrettanto differenti; e pur trattando temi profondamente differenti ed in alcuni casi perfino divergenti, hanno tutti al loro interno due comun denominatori: i Soldi e la Guerra! Invece di dare la colpa alla religione bisognerebbe imparare a trovare il comun denominatore, leggete un libro e spengete il televisore. Tutto l’occidente indirettamente vende armi ai paesi interessati da conflitti interni o da controversie con altri stati. Attraverso paesi in pace, ai quali si possono vendere armamenti, i quali non sono sottoposti alla legislazione internazionale sul commercio delle armi, gli armamenti occidentali arrivano ai paesi islamici del Medio Oriente. noi creiamo i nostri spettri, facciamo affari con loro, li nutriamo. La legislazione internazionale d’altra parte è anch’essa fallace per definizione:

Legge 185 del 9 Luglio 1990 Articolo 1 comma 6

  1. L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:
  1. a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere;
  1. b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione;
  1. c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell’Unione europea (UE);
  1. d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa;
  1. e) verso i Paesi che, ricevendo dall’Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali.

È quindi vietata la vendita di armi a questi paesi. È vietato vendere armi a paesi in guerra, interessati da guerre civili, o in paesi in cui vengono violati i diritti umani. Ma se un paese è democratico ed è in pace, non promuove azioni violente e tutela i diritti umani perché dovrebbe acquistare armi? L’ambiguità del testo è poi evidente nel paragrafo e) del comma 6 dell’articolo 1. Infatti il comma 6 fa riferimento al divieto di vendere armi ma nel paragrafo e) si fa riferimento alla possibilità comunque di fornire aiuti alle popolazioni nei casi di disastri o calamità naturali a questi paesi, ma nel testo non è in discussione la vendita di beni alimentari o medicinali, ma degli armamenti. Cosa intende il paragrafo e) per “Aiuti alle Popolazioni”?

Tra le altre cose l’Occidente sta violando la legislazione del Diritto Internazionale in merito all’Uso Legittimo della Forza in caso di Difesa che dovrebbe rispettare il principio della Proporzionalità dell’Offesa. Infatti non esiste definizione di Stato Terrorista nel Diritto Internazionale e la legislazione vieta l’uso Legittimo della Forza, quindi l’azione militare, nei confronti di un altro Stato a causa di atti di terrorismo. Il terrorista non ha divisa, non ha bandiera, e non agisce nel nome di alcun paese. È quindi impossibile fare rivalsa verso un qualunque Stato Sovrano. L’occupazione militare comporta la Dichiarazione di Guerra verso uno Stato che non ha commesso nessun illecito internazionale. Il terrorista agisce in suo nome ed è l’unico responsabile delle sue azioni insieme all’organizzazione terroristica a cui eventualmente è affiliato. In nessun modo è possibile accusare uno Stato di atti di terrorismo poiché i terroristi non sono milizie riconosciute ne appartengono ad alcun esercito convenzionale. In sintesi, non si possono esercitare azioni belliche nei confronti di Stati Sovrani ed indipendenti perché qualche cittadino di quello stato si è macchiato del reato di terrorismo in altri Stati. Eppure l’Occidente ha violato tutte queste norme, tra l’altro, norme che si è imposto da solo, ne ha fatto propaganda e le ha sottoscritte, eppure le ha violate tutte. L’Occidente vende indirettamente armi ai terroristi, invade e bombarda Stati Sovrani, che mai gli hanno dichiarato, guerra per colpire i terroristi. Appoggia militarmente ed economicamente le sommosse popolari schierandosi con alcune delle parti durante le guerre civili e le sommosse interne di altri paesi. L’Occidente è vittima della sua ipocrisia e delle sue contraddizioni.

Fame nel Mondo – Il Prezzo del Superfluo

Il mondo muta in continuazione, le eruzioni vulcaniche immettono nell’atmosfera nuovi gas e polveri che si depositano poi nei mari e sui terreni rendendoli fertili e ricchi di vita animale e vegetale. Il clima si sposta portando piogge dove prima si trovavano deserti aridi ed i ghiacciai si spostano, si sciolgono e si ricompongono. Il nostro pianeta è vivo. Molti “disastri ambientali”, parte integrante di un sistema in evoluzione, come la formazione del più grande deserto del mondo, il Sahara, non sono causa di un indiscriminato utilizzo delle risorse naturali da parte dell’uomo ma un fenomeno geologico e climatico proprio di un pianeta vivente. Il mondo era all’inizio nient’altro che una sfera di fuoco, magma e gas incandescenti. Poco alla volta questo sistema ha cominciato a raffreddarsi, la crosta è diventata una massa solida, spaccata da violenti vulcani disseminati ovunque che riversavano a terra roccia fusa e nell’aria gas tossici e polveri in tale quantità da impedire alla luce del sole di raggiungere il suolo. Abbassandosi la temperatura si è resa possibile la combinazione di elementi come zolfo, azoto, idrogeno, ossigeno e carbonio. Per qualche strano motivo si formò quella che noi oggi chiamiamo atmosfera. L’acqua bagnò la polvere arida creando un fango viscoso, il brodo primordiale, e dal nulla sbocciò la vita. Oggi vogliono farci credere che noi produciamo un gas velenoso, CO2, e vogliono anche farci credere che questa CO2, sia la causa principale del riscaldamento terrestre. Ma anche le mucche, producono gas serra, metano per la precisione, per mezzo dei propri gas intestinali, gli alberi producono CO2, le piante infatti di giorno emettono ossigeno e di notte anidride carbonica. Ci dicono che la causa principale di questa eccessiva produzione di CO2 sono gli idrocarburi, il carbone, e la combustione di legna in generale ed ora focalizzano il problema anche sugli allevamenti di bestiame e ci dicono che bisogna trovare un’alternativa.

Tutto questo tenta di focalizzare l’attenzione su un unico problema, “il surriscaldamento globale”, per altro un problema a lungo termine, che non tutti percepiscono e su cui la comunità scientifica in alcuni casi è perfino in disaccordo. Poco però viene fatto per focalizzare l’attenzione sui problemi alla salute che queste sostanze inquinanti producono a breve termine. La combustione prodotta all’interno dei veicoli con motore termico, i fumi dei riscaldamenti domestici sia quelli a gas che quelli diesel, i fumi che fuoriescono dai comignoli delle fabbriche e dei termovalorizzatori, non producono soltanto CO2, ma un’infinità di altre sostanze più o meno pesanti che rimangono sospese nell’aria come particolato atmosferico per tempi diversi, fino a quando si depositano nel terreno. Molte di queste sostanze, prima di depositarsi sul terreno si attaccano ai pollini che fanno da vettore veicolando queste sostanze all’interno delle vie respiratorie della popolazione, facendo aumentare i casi di allergie stagionali ed acuendo quelli già esistenti. A causa di questo fenomeno ma anche di altri “crimini ambientali”, come l’occultamento e lo smaltimento illegale di sostanze nocive nel sottosuolo, molti terreni sono inservibili per l’uso alimentare a 360 gradi, dal pascolo alla coltivazione. Questo è dovuto principalmente alla massiccia presenza di metalli pesanti nel terreno e di altre sostanze inquinanti nella falde dei pozzi per l’irrigazione. Il fenomeno quindi non riguarda solo il terreno ma anche falde acquifere, fiumi, laghi, mari ed oceani, che sono il vero oro blu del nostro pianeta, pregiudicando uno dei principali diritti umani che è l’accesso all’acqua potabile per gran parte della popolazione mondiale.

Le soluzioni a questi problemi potrebbero essere innumerevoli, motori a idrogeno, motori elettrici, auto ibride, centrali elettriche a idrogeno, centrali solari, pale eoliche e chi più ne ha più ne metta. Invece no, le soluzioni che ci vengono proposte, almeno nel nostro paese, sono automobili con filtro antiparticolato a combustione diesel o a benzina con certificazione euro 5 che incrementa di anno in anno, centrali nucleari che pongono poi il problema dello smaltimento delle scorie in grado di contaminare il terreno per migliaia di anni, automobili a metano e tante altre cose già sentite, roba vecchia! Poco investono le case automobilistiche italiane e statunitensi su veicoli elettrici o almeno ibridi, rispetto ai concorrenti asiatici. Poi però arriva la vera soluzione, i biocarburanti, il biodiesel. Un combustibile vegetale che richiede un prezzo enorme, il prezzo della vita, l’acqua. Per produrre un litro di biocarburante occorrono circa 4000 litri d’acqua per l’irrigazione della piantagione e per la lavorazione del prezioso olio. Il prezzo lo si paga quindi soprattutto in termini ambientali, gran parte della foresta vergine del Borneo sta scomparendo per lasciare spazio alla monocultura di palme da olio per la produzione di cosmetici, oli alimentari, detersivi e biocarburanti. L’ambiente è stato distrutto e molte specie animali sono a rischio estinzione. Nell’ Iowa, uno stato degli USA, il 30% della produzione del raccolto del mais viene usato per la produzione di etanolo, quando con il mais usato per produrre 95 litri di biocarburante si sfamerebbe una persona per un anno. Questi carburanti vegetali non è che abbiano poi emissioni zero, diminuiscono le emissioni del 60-70% rispetto a quelle degli idrocarburi, ma con un danno ai terreni ed agli ecosistemi enorme. Ma il problema se pur grave da un punto di vista scientifico, sia per l’ambiente che per le popolazioni animali che vi vivono, è molto più grave da un punto di vista etico. Tutto questo significa una sola cosa, che in realtà i terreni per la produzione di vegetali, sia per i pascoli che per la produzione di cereali da consumare, sono disponibili ma non vengono usati a scopo alimentare ma nell’industria cosmetica e dei carburanti. A pagare il prezzo più alto, almeno per il momento, sono i paesi più poveri i quali per altro sono i più ricchi di risorse minerarie. Questo produce un problema veramente inconcepibile, e cioè che i paesi con le minori risorse minerarie stanno facendo da sanguisuga ai paesi con maggiori risorse nel sottosuolo impoverendoli e costringendo la popolazione al flagello della fame. La malnutrizione si porta poi dietro tutta una serie di problematiche salutari alimentando così, in molti casi anche se non in tutti, il business delle emergenze sanitarie. Tutto questo a vantaggio delle grandi industrie del petrolio e dei nuovi derivati dell’agricoltura mentre le popolazioni vedono alzarsi sempre più il prezzo del petrolio; i prezzi dei cereali nel 2008 erano già triplicati rispetto al 2005 e sono destinati a salire. A farne le spese, torno a ripeterlo, almeno per il momento, sono i paesi più poveri. Le soluzioni ci sono, ma bisogna saper spendere bene, in ricerca ed in tutti quei settori promettenti, i motori magnetici, i motori elettrici, i motori a idrogeno, promuovere studi sperimentali sulla fusione fredda, investire nella ricerca energetica per ridurre al minimo il fabbisogno da forze esterne. La terra non possiede risorse infinite ed una corsa sconsiderata rischia di far arricchire le lobby della nascente “Green Economy” rischiando di farci ritrovare fra dieci anni nella stessa identica situazione. Il nucleare ci rende indipendente dal petrolio, ma contamina l’ambiente in maniera irreversibile ed il minimo incidente rischia di trasformarsi in una catastrofe, ci rende poi dipendenti dall’uranio che in ogni caso non è infinito e l’aumento di richiesta di questo metallo ne farà sicuramente schizzare il prezzo alle stelle. I biocarburanti non sono la soluzione più indicata, sprecare beni alimentari per produrre carburante è un’eresia, ed in ogni caso non ci rende liberi, poiché saremo dipendenti da un’agricoltura sconsiderata che ha già visto schizzare alle stelle i prezzi dei generi alimentari. I prezzi dei biocarburanti infatti sono relativamente bassi perché il loro surplus viene assorbito dal comparto alimentare vittima di un rialzo ingiustificato. Un controsenso etico che porta il superfluo a costare meno del necessario. “Possiamo volare a Londra con venti euro, ma con venti euro non facciamo neanche la spesa di un giorno per due persone”. L’umanità deve prendere atto che c’è bisogno di una coscienza collettiva che porti il mondo ad un’inversione di marcia repentina, anche perché le soluzioni ci sono. Se a farne le spese dovranno essere una decina di famiglie di illuminati, allora il sacrificio sarà valso la salvezza di miliardi di persone, ma miliardi di persone non possono sacrificarsi per qualche decina di famiglie che stringendo le briglie del potere dissanguando i popoli e le loro terre.

di Daniele Maura

Il Problema Talebano Afghano ed i Crociati del XXI Secolo

.: 17 Settembre 2009

Nei primi secoli che seguirono l’anno mille i crociati europei bollarono i musulmani del medio oriente con l’etichetta “Infedeli”. Oggi sappiamo benissimo che controllare il medio oriente significava controllare un importante punto di snodo per i commerci tessili e delle spezie che dalla Cina e dall’India arrivavano in Europa, ma anche controllare buona parte del Mediterraneo e dell’Egeo. I governi di allora armarono i propri soldati di lance e spade esaltandoli col mito della croce e fornendogli come cavallo di battaglia l’icona del Cristo. Furono anni sanguinolenti, ma non furono gli unici. In una società “ignorante” la motivazione religiosa è un ottimo strumento di controllo delle masse. Oggi avviene praticamente l’opposto, gli strumenti ed i termini sono praticamente gli stessi, anche i protagonisti sono gli stessi, semplicemente si sono invertite le parti. I musulmani bollano l’occidente con l’etichetta “Infedele”. Il punto è che a muovere le masse è sempre un valore radicato all’interno della società, un valore così forte ed unitario che se ben gestito può permetterci di convincere le persone di pensare di fare del bene mentre in realtà stanno facendo il male. “Un male necessario”. Nelle società mediorientali questo valore è radicato e strutturato nella religione, è ovvio quindi che per muovere le masse e convincerle di qualcosa, le guide spirituali ed i governi sfruttino questo strumento in loro potere. E’ la stessa cosa che fece Mosè, ma che fecero anche i crociati europei. Deuteronomio 12,2 “Distruggete interamente tutti i luoghi sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verdeggiante dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dei.” Deuteronomio 12,29 “Quando il Signore tuo Dio, avrà sterminato davanti a te le nazioni che stai andando a spodestare, e quando le avrai spodestate e ti sarai stabilito nel loro paese, guardati bene dal cadere nel laccio seguendo il loro esempio…”. Nelle società occidentali questo “Strumento”, nella sua forma religiosa, ormai non funziona più. Gli occidentali vivono ormai da tantissimi anni in società multietniche dove è radicata un’ampia e pacifica tolleranza, ma preferirei chiamarla “convivenza”, tra i vari culti religiosi. E’ ovvio quindi che dire ad un occidentale, “colpisci i musulmani perché sono degli infedeli”, non frutterebbe nulla, anzi è probabile che il comando si ritorca contro chi lo emana. L’uomo occidentale non è più disposto ad uccidere per religione, anche perché non ci crede quasi più o comunque ha raggiunto una maturità tale da comprendere che un ideale religioso non può essere più importante della difesa della “libertà” dell’individuo e della vita stessa. Questi concetti di libertà individuale sono alla base della nascita del mondo moderno occidentale. I concetti di libertà ed uguaglianza sono così radicati nella società occidentale da costituirne il principale motore di rivolta tanto che i governi avendo capito questo armarono le loro truppe esaltandoli con la bandiera della pace e fornendogli come cavallo di battaglia l’icona della Democrazia. Il concetto è che si usa sempre un punto psicologico di forza radicato in una società per strumentalizzarla. Questi concetti sono spesso nobili, la patria, l’amore, la democrazia, la pace, eppure portano sempre le nazioni a scontrarsi sui campi di battaglia. Non a caso nel Mein Kampf, Adolf Hitler descrive un’Europa dove tutti i governi parlano di pace pur preparandosi alla guerra. Tutti conosciamo la situazione politica birmana che in questi anni ha devastato le minoranze etniche dei monaci buddisti. Perché l’ONU non interviene in Birmania? Perché l’ONU è intervenuto in Birmania agli inizi del 1960! Nel 1961 U Thant rappresentate della Birmania presso le Nazioni Unite venne scelto come segretario generale dell’ONU. L’anno successivo, nel 1962 il governo “Democratico” birmano subì un colpo di stato da parte del Generale Ne Win che istaurò una dittatura di tipo militare. Questo è lo stesso motivo per cui l’ONU non interviene in Cecenia. La Cecenia è una regione della Russia che richiede l’indipendenza dal colosso sovietico, i suoi guerriglieri si sono macchiati di crimini orribili come il massacro di Beslan e sono quindi considerati come terroristi. Perché l’ONU non interviene? Perché la Cecenia è ricca di petrolio e gas e la Russia che per combattere i terroristi nel 1999 ne rase al suolo la capitale Grozny, non vuole l’ONU in mezzo ai piedi. Ma chi è che ha cominciato? I separatisti ceceni sono artefici del famoso sequestro e successiva strage del Teatro Dubrovka nel 2002 e della strage di Beslan nel 2004. La Russia occupò la Cecenia distruggendone la capitale nel 1999. Il problema è che la Russia, insieme a Cina, Stati Uniti d’America, Francia, Regno Unito e Svizzera furono e sono tutt’ora i maggiori firmatari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Francia e Regno Unito sono tra i maggiori imperi coloniali del mondo, garantendosi all’atto della sottoscrizione dell’ONU la stabilità politica nelle loro colonie, la Svizzera è riconosciuta attualmente come un paradiso fiscale dove transita denaro anche di trafficanti d’armi e di droga. Russia, Cina e Stati Uniti sono le tre grandi potenze del mondo, e a quanto ne so non sono proprio un esempio di Libertà, Democrazia ed Uguaglianza! Purtroppo spesso gli obiettivi di ideali morali, politici o religiosi, sono gli stessi obiettivi economici delle nazioni che promuovono la morale con la quale mobilitano le masse. Le Religioni, gli Ideali Politici e Morali di Uguaglianza e di Libertà sono gli scudi dietro i quali si nascondo Interessi Politici ed Economici per giustificare Massacri e Guerre di Conquista. L’Afghanistan è una terra difficile, montuosa e prevalentemente desertica. Gli inverni sono molto rigidi e le estati torride. E’ una terra dai tratti duri come quelli del viso dei suoi abitanti consumati dalla fame e dal regime talebano. Dal punto di vista etnico il paese è frammentario, non vi è un’etnia fortemente dominante ma è principalmente composto da medi e piccoli gruppi etnici. Questi gruppi sono stati spesso in guerra fra loro conducendo una lotta di classe. Il problema afgano è che non si è lasciato allo stato la libertà di autoregolarsi con il libero sfogo delle forze contrapposte. Queste rivolte interne, queste lotte di classe dove un’etnia tentava di dominare l’altra furono soffocate dagli “aiuti” internazionali. In realtà poi questi aiuti si risolsero in una vera e propria occupazione militare. In epoca più recente, il forte problema prende forma agli inizi del 1980. Nel 1978 M. A. Haybar, uno dei principali esponenti del P.D.P.A. (Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan) viene ucciso, presumibilmente da componenti delle forze politiche contrapposte. L’uccisione sfoga in una rivolta interna che poco dopo evolverà in una vera e propria guerra civile. Il vincitore di questa guerra interna fu proprio il P.D.P.A. un partito socialista filo-comunista che aveva apportato riforme all’interno dello stato di stampo laico vietando il burqa per le donne, eliminando i tribunali tribali ed elevando il livello di alfabetizzazione dello stato. Tra le principali riforme vi era anche un piano di redistribuzione del territorio dai grandi latifondisti a favore delle piccole famiglie contadine. Gli U.S.A. però che avevano da pochissimo perso il controllo dell’Iran non potevano permettere che l’Afghanistan cadesse in mani sovietiche perdendo in questo modo l’intero controllo sul Medio Oriente. L’appoggio ai gruppi mujaheddin di talebani arriva proprio dagli Stati Uniti che con forti finanziamenti economici e la fornitura di armamenti sofisticati rimettono in piedi un’armata dissestata. La Russia aveva fornito a Taraki, il nuovo leader Afghano, aiuti in termini di consulenze ingegneristiche, soprattutto nel campo civile e contribuito all’istruzione ed addestramento dell’esercito per la difesa di uno stato nato dalla volontà del popolo tramite una rivolta principalmente agraria. Tutto questo accadeva in Afghanistan, se pur tra mille difficoltà, mentre gli americani sovvenzionavano integralisti islamici sconfitti dal popolo afghano. In questi anni nasce lo scontro militare. Il clima politico creato dagli americani portò forti risentimenti e tensioni anche all’interno del P.D.P.A. tra chi proponeva un cambiamento radicale e chi preferiva una modernizzazione del paese più graduale. Queste divergenze indebolirono moltissimo il governo che attaccato dalle rifocillate truppe di mujaheddin si vide costretto a chiedere aiuto all’U.R.S.S., la quale non tardò ad invadere il paese con le proprie truppe militari. È lo scontro fra i due colossi, sono gli anni ’80. E’ la guerra fredda che si scalda, perché l’unico freddo che sentirà questa terra sarà quello del rigido inverno e dei corpi dei cadaveri senza vita. Sono le 23:45 del 17/09/09 e mentre scrivo questo testo scorrono alle mie spalle in TV i volti di altre sei vittime italiane, soldati della folgore, morti a Kabul per via di un attentato terroristico dinamitardo. Ma torniamo alle origini del conflitto. Questo scontro madornale U.R.S.S. vs U.S.A. si risolverà apparentemente nel febbraio del 1989 quando l’ Unione Sovietica ritirerà ufficialmente le sue truppe con circa 13.833 caduti. Nel ’90 esplode la guerra in Iraq, sotto accusa questa volta è Saddam Hussein, precedentemente armato dagli americani contro l’etnia curda e che vedrà la sua capitolazione una decina di anni dopo; dopo il disastro. 11 Settembre 2001, viene colpito il simbolo dell’occidente.
Non parliamo di esportazione della democrazia per paesi che già l’avevano trovata e che da altri è stata sovvertita per farne teatro di scontro ideologico e politico. Il vero motivo per cui si va in un altro paese è per occuparne il territorio. Le guerre non si fanno ne per democrazia ne per pace, le guerre si fanno per conquistare. La democrazia uno stato, come dimostrato dal P.D.P.A, è in grado di trovarla da solo se gli altri stati se ne stanno per conto loro all’interno dei loro confini nazionali. Le risoluzioni internazionali dovrebbero starsene sedute a casa loro, anzi, non dovrebbero proprio esistere. Il concetto di risoluzione internazionale è sostanzialmente questo: ci sono un certo numero di nazioni, più o meno numeroso, che secondo i propri valori e cultura vogliono imporre ad un altro stato, con altri valori e cultura, le proprie idee, forme di governo, economia, educazione, istruzione e modi di vivere. Questa cari miei, non si chiama “democrazia” ma “egemonia”. Impariamo a chiamare le cose con il loro nome. La guerra in Afghanistan è una guerra per il controllo politico ed economico del Medio Oriente ricco di gas naturali, combustibili fossili, metalli e minerali preziosi. In quanto alla democrazia, la storia della Rivoluzione Francese, del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan, della Rivoluzione d’Ottobre in Russia, dell’Unità d’Italia, la Guerra d’Indipendenza Americana ci insegnano fondamentalmente una cosa: se uno stato, un popolo vuole realmente una cosa, è in grado di procurarsela da solo, senza nessuno che lo aiuti, basta semplicemente lasciarlo fare, poiché ogni patria partorisce i suoi eroi.

Il 90% dell’oppio e dell’hashish provenienti dall’Afghanistan, che attraverso l’Iran, Turchia, Macedonia ed infine Kosovo, arriva in Europa è destinato al mercato europeo. Dalla droga i talebani, mujaheddin, i “guerrieri sacri” della jihad islamica, traggono il maggior sostentamento alla loro causa. Tagliere i fondi ad un’organizzazione terroristica, come ad uno stato, significa cancellare uno stato o un’organizzazione terroristica. Come può un governo combattere il terrorismo se di fatto poi lo finanzia acquistando i prodotti del terrorismo? Sarò più chiaro, i terroristi esportano droga per acquistare armi e pagare il loro esercito di fedeli, gli europei acquistano la droga contribuendo in maniera notevole alla crescita ed alla salute economica dello stato talebano che poi combattono come terroristi. Questo è rivolto a tutti quelli che pensano che l’hashish ed altre droghe leggere non facciano male. Chi fuma hashish e consuma droghe è un finanziatore del terrorismo internazionale.

.: 28 Giugno 2015

Il testo di cui sopra è stato scritto la notte del diciassette settembre del duemilanove ed oggi riletto, revisionato e postato su questo blog per voi. Questo perché il testo oggi è di particolare attualità facendo riferimento alla neominaccia terroristica dell’ISIS o ISIL, ossia i terroristi jihadisti del neonato Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Dalla fine degli anni ’70, inizio anni ’80 le regioni mediorientali sono state teatri di rivolte popolari, guerre civili ed interventi di contingenti internazionali di peacekeeping. Tuttavia ad oggi, non c’è stata, nonostante gli interventi, una riduzione e contenimento delle minacce, ma invece una propagazione ed estensione delle aree di sensibilità che partendo dall’Afghanistan, quasi contemporaneamente alla rivolta islamica in Persia, oggi Iran, poi l’Iraq, e di nuovo l’Afghanistan, oggi interessa praticamente tutto il Mondo Arabo. Nonostante gli interventi in questi teatri operativi di contingenti militari, in primo luogo Statunitensi, ma anche di tutto il complesso O.N.U. e N.A.T.O., queste minacce di guerriglieri sono cresciute negli anni. Dalle complesse organizzazioni terroristiche come Al-Qaida, formata da ex Mujaheddin che combattevano inizialmente in Afghanistan, ai terroristi dell’ISIS che oggi rivendicano un vero e proprio Stato Islamico, con estensione territoriale di gran lunga superiore e dai confini spesso ben definiti se pur in costante mutamento visti gli scontri in atto. Se bene con minore intensità, queste aree di interesse storico necessitano ancora oggi, a distanza di trent’anni, della presenza di contingenti militari di peacekeeping, questo a significare che nonostante il lungo periodo di scontri a fuoco e di lotte al terrorismo queste aree ad Est non sono ancora oggi completamente bonificate. Contemporaneamente a ciò i tumulti popolari hanno cominciato ad interessare la maggior parte del Mondo Arabo. I media occidentali hanno denominato questi tumulti di massa che quasi contemporaneamente hanno interessato la maggior parte degli stati Arabi, con il termine Primavere Arabe. I governi degli stati occidentali, in maniera particolare Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, ma anche Germania ed Italia hanno appoggiato e sovvenzionato queste rivolte popolari contro presunte dittature tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. In maniera particolare sono stati interessati dagli scontri più violenti l’Egitto, la Siria e la Libia di Gheddafi, ma anche il Marocco, la Tunisia e lo Yemen. Focolai di rivolta mai sedati si sono acuiti in Somalia ed in altre aree del Maghreb. Io direi che sostanzialmente gli interventi occidentali che hanno perpetrato per più di trent’anni in queste aree si trovano oggi di fronte all’evidente fallimento, per cui piccoli conflitti nazionali si sono tramutati in grandi problematiche internazionali che, interessando tutti i paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo, e buona parte dei paesi dell’Asia Sud Occidentale, hanno assunto proporzioni continentali ed incontenibili che minacciano di sfociare non in una Guerra Mondiale, ma in una inevitabile Guerra Totale. In tutto questo si incrociano inevitabilmente interessi nazionalisti, dell’alta finanza privata, dell’imprenditoria e delle corporazioni malavitose come le mafie, per la gestione degli esodi di migranti che sfuggono alle tragedie delle aree interessate, per l’esportazione e la vendita di armi ai guerriglieri, per il controllo del contrabbando e del traffico di stupefacenti che interessa il mondo malavitoso, per il controllo delle riserve energetiche come petrolio e gas che interessa principalmente i grandi gruppi finanziari dell’energia, per l’imprenditoria privata principalmente interessata alle future ricostruzioni, per tutte le lobby degli aiuti umanitari in zone di conflitto e disastri naturali etc… etc… Nonostante ciò, oggi, 28 Giugno 2015, apprendo da alcuni media del settore (infodifesa.it e Il Foglio.it) che un contingente italiano di forze speciali dell’Esercito, il 9° Reggimento Paracadutisti Col Moschin, verrà impiegato in Iraq. Quindi si riparte da qui, non per catturare Saddam Hussein, già impiccato dagli Statunitensi, ma per combattere l’ISIS, ultima creatura sfuggita di mano agli States come afferma anche Hillary Clinton in una celebre intervista sul giornale web “The Atlantic”.

.: Di Daniele Maura

.: Di seguito i collegamenti alle notizie.

http://www.ilfoglio.it/esteri/2015/06/27/forze-speciali-italiane-a-ramadi-in-iraq-contro-lo-stato-islamico___1-v-130258-rubriche_c382.htm

http://www.infodifesa.it/2015/06/guerra-allisis-litalia-manda-il-9-col.html?m=1

http://www.newnotizie.it/2015/02/hillary-clinton-ammette-lisis-e-una-nostra-invenzione-ma-la-situazione-ci-e-sfuggita-di-mano/

http://www.theatlantic.com/international/archive/2014/08/hillary-clinton-failure-to-help-syrian-rebels-led-to-the-rise-of-isis/375832/

Pensare Verde

Cosa significa pensare “Verde”? Significa pensare in modo serio e consapevole all’ambiente ed alla sua salute che di riflesso è anche la nostra. Non è una moda, è una fede! Purtroppo sempre più spesso sento parlare di riscaldamento globale, di CO2 e di gas serra, di scioglimento delle calotte polari e di innalzamento del livello del mare. Ma tutti questi fenomeni sono connessi all’attività dell’uomo? Il riscaldamento globale è causato realmente dalle attività industriali dell’uomo? C’è chi sostiene che l’attività umana giochi un ruolo limitato nel riscaldamento globale, infatti il nostro pianeta potrebbe trovarsi in una fase “ciclica” di disgelo dopo l’ultima glaciazione. Ogni volta che sento parlare di ambiente in tv o dai media in generale, il discorso sembra essere inevitabilmente legato alla temperatura del nostro pianeta. Il documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”, espone in maniera chiara ed inequivocabile il problema. Eppure secondo me l’approccio è sbagliato. Il problema preso in esame, per quanto serio possa essere, non fa altro che puntare il dito al fattore energetico rischiando di diventare solamente un avaro esperimento di marketing, l’economia verde tira! Tira, tira finché la corda non si spezza rischiando di non risolvere assolutamente il problema, anche perché le persone vedono il problema climatico un po’ come l’apocalisse, una cosa talmente lontana nel tempo da risultare fantastica e non credibile. Io imposterei il problema su un altro fronte, la salute dell’uomo, il problema non è più la temperatura del pianeta ma l’estinzione e la salute di migliaia di specie animali, in primis i pesci e gli organismi acquatici alla base della catena alimentare. Il pesce che si nutre di sostanze inquinanti, trasmette queste sostanze al suo predatore più grande, le sostanze inquinanti dei due pesci si sommano e così via finché il bel pesce spada, o verdesca che sia non arriva sulla nostra tavola carico di mercurio: secondo la “Food and Drug Administration” degli Stati Uniti d’America e come divulgato il 24 settembre del 2009 dalla “Direzione Generale per la Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione Ufficio VIII – Trimestre Arpile-Giugno 2008” del Minestero della Salute italiano. Il problema primario, che pochi affrontano non è quello climatico ma chimico. I Gas di scarico delle automobili e dei riscaldamenti a idrocarburi non solo riscaldano il pianeta e deturpano importanti monumenti storici ma sono in primis dannosi per le nostre vie respiratorie. Rinunciare all’automobile, utilizzando la bicicletta per coprire brevi distanze è un modo semplice per tenersi in forma, non inquinare, risparmiare i soldi del carburante e dare alla propria vita un’impronta verde. Questo potrebbe essere uno dei tanti modi semplici per essere un tipo “Verde”. I grandi cambiamenti avvengono in maniera graduale e a piccoli passi. Alcuni ricercatori italiani in un articolo del National Geographic Italia del mese di dicembre 2009 definiscono il Mediterraneo il mare più inquinato del mondo. Le discariche abusive rischiano di contaminare inevitabilmente il sottosuolo oltre a deturpare l’ambiente circostante, infatti per essere un tipo veramente “Verde” non è sufficiente acquistare un elettrodomestico classe A++ se poi accantoniamo il vecchio ai margini delle strade o peggio ancora all’interno di importanti riserve naturali. Non parliamo poi della spazzatura tecnologica che sta invadendo il terzo mondo e delle navi dei veleni, le cosiddette “Navi a Perdere”, che si inabissano portando con se carichi di morte radioattiva o come quelle che scaricano abusivamente sostanze tossiche nell’Adriatico al largo di Marghera. Tutto questo non aumenta la temperatura del pianeta ma manda in ebollizione il sangue. Quindi, tutti i buoni propositi, solare, eolico e quant’altro, se dal governo non arrivano importanti segnali di controllo, e soprattutto di educazione ambientale come senso civico e di dovere morale del cittadino e delle aziende del settore energetico e chimico, rischiano di diventare solamente strumenti di marketing nelle mani di squali finanziari ai quali nulla importa ne della loro salute, ne di quella degli altri, ne tantomeno di quella di Gaia. L’economia verde rischia purtroppo di diventare una banale trovata pubblicitaria, l’ultimo cavallo di battaglia per fronteggiare la crisi economica, eppure se ben utilizzata ed indirizzata potrebbe dare veramente un valido contributo alla salvaguardia del patrimonio naturalistico globale. I cambiamenti climatici non sono sempre legati al livello di CO2 immesso dall’uomo, anzi a volte la CO2 non centra affatto! La conferma di questo dato è scritta nella storia dell’ultima grande civiltà, quella egizia. Alcune riviste ed enciclopedie infatti riportano un dato interessante: circa 30.000 anni fa vi era nel nord dell’Africa una terra rigogliosa, dalle montagne ricche di una vegetazione variegata e fitta, una terra che in “pochissimo tempo”, in termini geologici, è divenuta il più vasto deserto della terra, il deserto del Sahara. Ma non solo, gli egizi, secondo quello che riporta Erodoto, ricavavano i migliori frutti dalla terra senza il minimo sforzo; questo perché il Nilo, il fiume sacro, con le sue inondazioni ricopriva le terre circostanti con il limo, una fanghiglia nera fertilissima. Purtroppo con le numerose dighe costruite negli anni ‘60 nel sud del paese, vicino al confine col Sudan, il Nilo non porta più le sue piene ed il limo non fertilizza più questa terra che con il tempo si inaridisce sempre di più. Le dighe poi hanno formato un grandissimo lago artificiale, il lago Nasser, innalzando così il tasso di umidità nell’aria, un forte cambiamento climatico devastante ma per nulla legato all’aumento di CO2 nell’atmosfera per causa umana. Un altro importante cambiamento climatico che interessa ad esempio il microclima romano è legato all’urbanistica selvaggia degli anni ottanta. In questi anni infatti sono sorti un po’ ovunque nella capitale mostri architettonici, spesso mai completati, che hanno invaso il territorio di scheletri di cemento abbandonati, ma mai nessuno arrivò a causare danni tanto importanti come il “Serpentone”, il mostro del Nuovo Corviale, un complesso di due edifici di cemento armato mai completato e lungo un chilometro per un’altezza di nove piani. Una vera e propria barriera architettonica per il debole ponentino, una brezza marina che rinfrescava questa parte della capitale nel periodo estivo. Oggi questo vento, grazie al’ennesimo scempio architettonico, non esiste più in questa zona della città. Il “Serpentone” purtroppo oggi è esempio negativo non solo di un evidente impatto ambientale ma anche di forte degrado sociale testimonianza del fallimento totale delle politiche sociali in Italia ed in modo particolare a Roma dove l’urbanistica popolare è stata abbandonata a vantaggio delle grandi ditte edili che hanno invaso il territorio della campagna romana ricoprendolo di cemento, costruendo anche dove non vi sono servizi primari come acqua potabile e gas metano per i riscaldamenti. Quest’ultima ad esempio è la situazione di alcune abitazioni nel nuovo quartiere di Ponte di Nona a Roma. Ma il dramma vero arriva con l’ultimo decreto legge che prevede la cessione delle azioni per la gestione delle acque ai privati fino al settanta per cento entro il 2015. Una vera controtendenza se guardiamo ad altre capitali europee, come Parigi che dopo essere passata alla gestione privata è tornata alla gestione pubblica. Senza andare troppo lontano basta vedere nella provincia di Agrigento dove la gestione privata della fornitura d’acqua è palesemente fallimentare, mentre vi sono ottimi esempi gestionali da parte pubblica sul territorio nazionale. In Italia infatti non esistono esempi positivi di una gestione privata per la fornitura d’acqua. I fiumi laziali che abbeverano gran parte di Roma provengono dai Monti Simbruini, un vasto complesso di pietra calcarea pieno d’acqua che per gli eccessivi prelievi sta vedendo scomparire alcuni fiumi importanti come il Simbrivio, la cui sorgente è la principale fonte di prelievo per la fornitura d’acqua, o come l’Aniene purtroppo devastato negli anni dagli scarichi abusivi di aziende nei comuni tra Subiaco e Tivoli, come la strage di specie ittiche avvenuta nel luglio del 2009 a causa di una schiuma biancastra fuoriuscita da alcuni canali sotterranei nei pressi della vecchia cartiera abbandonata di Subiaco. La scomparsa di fiumi come il Simbrivio rischia di ridisegnare completamente la morfologia del territorio ma ha anche un forte impatto climatico abbassando notevolmente il tasso di umidità nell’aria intorno al comune di Vallepietra. Questo cambiamento si ripercuote automaticamente anche sulla fauna che ospita questo importante parco naturale. Se i cittadini possono impegnarsi a fare la raccolta differenziata, a spostarsi in bicicletta o utilizzando i mezzi pubblici, ad acquistare nuovi elettrodomestici a risparmio energetico e se un piccolo comune, per l’illuminazione pubblica, può impegnarsi ad utilizzare lampade led per il risparmio energetico, un solo settore industriale da solo può distruggere un’intera regione. È quello che sta succedendo in Alberta una provincia del Canada dove gli scarti derivanti dall’estrazione del petrolio e della sua raffinazione finiscono nel fiume Athabasca che sfocia poi nell’omonimo lago “L’articolo è riportato nel numero di febbraio 2010 della rivista Geo”. La conseguenza è che oltre al deturpamento ambientale per via della massiccia deforestazione si è verificato in questa zona un aumento di tumori. Per la buona riuscita di un piano ambientalista c’è quindi bisogno di tutti, i cittadini devono impegnarsi a non sprecare l’acqua chiudendo il rubinetto magari quando ci laviamo i denti, utilizzare quando possibile l’acqua salata di cottura della pasta per lavare le stoviglie diminuendo notevolmente l’uso di saponi chimici, il sale è infatti uno degli elementi fondamentali che compongono il sapone. Il cittadino può impegnarsi anche a tenere pulito l’ambiente dove vive semplicemente non sporcandolo e mettersi d’impegno a fare la raccolta differenziata dei rifiuti, utilizzare elettrodomestici a basso consumo energetico impegnandosi a smaltire i vecchi secondo le norme vigenti. Va detto però che il passo più grande e significativo va fatto dal governo, imponendo pesantissime sanzioni, fino alla chiusura dell’attività e alla detenzione dei responsabili, per tutte quelle aziende che smaltiscono illegalmente rifiuti tossici e radioattivi. Occorre poi da parte degli enti locali una migliore gestione del territorio convertendo ad abitazioni per il popolo vecchi palazzi abbandonati che una volta ospitavano uffici pubblici o privati senza fare concessioni edilizie in zone di campagna dove per altro non vi sono servizi pubblici come acqua o gas metano utilizzando queste zone per parchi pubblici o pascoli e campi da cedere all’agricoltura biologica. Andrebbe resa obbligatoria l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda anche su vecchi palazzi in ristrutturazione al fine di eliminare scaldabagni elettrici e diminuire l’utilizzo di gas naturale. In campo forestale occorrerebbe una legge che preveda l’obbligo di rimboschimento con specie autoctone in zone disboscate per ogni albero tagliato. Un altro forte impegno da parte del governo dovrebbe essere quello sulla celerità della realizzazione di opere di pubblica utilità come le nuove linee di metropolitane, incentivando così la popolazione ad utilizzare i mezzi pubblici. Chi è rimasto impressionato dalla maestosa efficienza dei mezzi pubblici di Parigi e Londra non ha visto Berlino. Una città in uno stato uscito completamente distrutto e sconfitto dall’ultimo conflitto mondiale, una città divisa fino al 1989 dallo storico muro eppure una città che oggi rappresenta il massimo centro culturale d’Europa e con ben 26 linee di metropolitane. Spesso non mancano ne i finanziamenti ne vi sono impedimenti di alcun genere, archeologici o geografici, spesso manca solo la volontà di fare.