Acqua – L’Oro Blu delle Montagne

.: Editoriale
Il mondo si divide, la comunità vegana in crescita si batte per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche etiche ed ambientali degli allevamenti intensivi al fine di ridurre drasticamente il consumo di carne a livello alimentare. Sposano questa politica anche i sostenitori di altre politiche che vogliono ridurre il consumo di carne per fini salutistici, in quanto questo alimento, in particolare le carni rosse, è ritenuto responsabile di molte disfunzioni fisiche, intolleranze e patologie tumorali. La politica della drastica riduzione del consumo di carne è sposata anche da chi non crede che le proteine animali siano così dannose, infatti questi ultimi credono che bisognerebbe ridurre il consumo delle carni rosse o bianche provenienti da allevamenti intensivi poiché tale produzione non sarebbe in grado di supportare l’intera richiesta globale. L’aumento della popolazione globale infatti pone come problema principale quello di fornire cibo a tutti, e a tutti con lo stesso apporto di proteine animali, vegetali, grassi etc. A tele scopo ci si è proposti per sostituire l’apporto di proteine animali e vegetali provenienti da ovini, bovini e suini degli allevamenti, con quelle provenienti dal mondo degli insetti. Tutto il mondo quindi sembra concentrato, chi per un motivo, chi per un altro, sulla ricerca di un metodo per sostituire in qualche modo la fonte di queste preziose proteine. Pochi però si interrogano su un altro problema; è la carne dei nostri pascoli a far male alla salute oppure sono le sostanze che artificialmente ed inconsapevolmente i capi di bestiame dei nostri pascoli ingeriscono e che quindi entrano a far parte della catena alimentare? Il suolo su cui cresce l’erba è incontaminato? L’erba che brucano è incontaminata? Le colture alle quali vogliamo così disperatamente fare ricorso per sostituire una dieta onnivora verso un regime alimentare sempre più vegano sono genuine ed incontaminate? L’acqua che cade dal cielo sulla nostra terra, quella che beviamo, che usiamo per irrigare i campi, quella con cui i nostri allevamenti si abbeverano, è incontaminata, pura e limpida? L’uomo non può resistere più di qualche settimana senza cibo, eppure inquina la terra che gli da nutrimento. L’uomo non può sopravvivere per più di qualche giorno senza bere acqua, eppure avendo inquinato la terra ne ha anche contaminato le acque che lui usa per bere ed irrigare le colture. L’uomo non può sopravvivere per più di qualche minuto senza respirare, eppure inquina l’aria che respira. L’aria inquinata contamina le piogge che divengono acide, precipitano a terra e contaminano i terreni, le colture, i pascoli e con il tempo anche le falde acquifere. L’uomo è stupido.

.: Verso il Bivacco Andrea Bafile


Ci troviamo in Abruzzo sul massiccio del Gran Sasso d’Italia e stiamo costeggiando la parete sud-est del Corno Grande, appena sotto la vetta centrale. Ci dirigiamo al bivacco alpino realizzato dal C.A.I. dell’L’Aquila nel 1966, situato ad una quota di 2669 m s.l.m. e dedicato alla Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria, grande eroe della prima guerra mondiale, già medaglia d’argento e di bronzo, Tenente di Vascello Andrea Bafile. Costeggiamo questa enorme parete di roccia sulla quale possiamo scorgere le timide tracce di un piccolo ghiacciaio ma oltre la quale, esposto a nord, si trova quello molto più grande del Calderone. Considerato il ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone formatosi durante il periodo delle grandi glaciazioni del Quaternario, è poi nel tempo progressivamente scomparso, ricomparendo intorno al XV secolo d.C. durante la Piccola Era Glaciale. A partire dalla metà dell’Ottocento, a causa della diffusione e dell’uso delle tecnologie figlie della Rivoluzione Industriale e dell’innalzamento delle temperature, il ghiacciaio inizia a ritirarsi, passando dai 7,5 ettari del 1916 ai 3,5 del 2008. I ghiacciai però sono un’importante fonte rinnovabile di acqua dolce, essi infatti, con le loro acque di fusione, alimentano falde sotterranee e fiumi, ed il Ghiacciaio del Calderone non fa eccezione. Oggi l’attenzione al tema climatico ed ambientale è particolarmente attiva ma in passato non era così. Il 15 Settembre del 1970 durante le operazioni di scavo per la realizzazione del traforo del Gran Sasso d’Italia, la talpa meccanica forò un enorme serbatoio d’acqua alimentato dal ghiacciaio. La fuoriuscita violenta dell’acqua a circa sessanta atmosfere di pressione investì gli operai e la piccola cittadina di Assergi più a valle fu allagata. L’incidente causò la morte di undici persone. Il livello della falda si abbassò di seicento metri e la portata delle sorgenti del Rio Arno e del Chiarino fu dimezzata. L’opera non costò solo in termini di vite umane, ma come spesso accade in Italia, con i lavori che si protrassero per venticinque anni, il suo costo lievitò vertiginosamente passando dagli 80 miliardi di lire inizialmente previsti ai più dei 1700 alla fine dell’opera. Oggi, che a causa dell’innalzamento delle temperature il Ghiaccio del Calderone appare morente, ci rendiamo conto che l’enorme eredità lasciataci dalla natura è andata perduta per sempre.

.: Le Percentuali dell’acqua.
L’acqua ricopre la superficie del nostro pianeta per un totale di circa il 71%, ma di questa percentuale il 97% è costituito dalle acque salate dei mari e degli oceani, solo il 3% è di acqua dolce. Ciò non significa che tutta l’acqua dolce sia potabile, infatti circa i due terzi sono presenti sotto forma di ghiaccio, ai poli e sui ghiacciai terrestri. Solo un terzo dell’acqua dolce presente sul nostro pianeta si trova in forma liquida. In pratica di tutta l’acqua presente sul nostro pianeta meno dell’uno per cento (0,96%) è acqua dolce in forma liquida. Ciò non significa che questa sia potabile poiché molti giacimenti e fiumi sono inquinati e questo fa scendere vertiginosamente la percentuale di acqua potabile a disposizione. Esisterebbero in realtà altri giacimenti di acqua nel sottosuolo, che non danno origine a fiumi o laghi, sono delle falde sigillate da milioni o in alcuni casi miliardi di anni, la cui acqua non entra a far parte del normale ciclo di questa risorsa. Esiste un progetto Libico denominato “Great Men-made River” con lo scopo di sfruttare uno di questi giacimenti fossili di circa 35000 Km3 localizzato sotto il deserto del Sahara. Il loro sfruttamento è particolarmente rischioso, per via delle sostanze che possono trovarvisi ma anche perché questa riserva detta, acqua fossile, non è in teoria rinnovabile.

.: Conclusione
L’acqua è un bene fondamentale come l’aria. Da esse dipendono tutte le forme di vita sul nostro pianeta, unico abitabile per la nostra specie. A differenza dell’aria però, l’acqua dolce direttamente sfruttabile dall’uomo a livello alimentare è pochissima. L’uomo è elemento integrante degli ecosistemi terrestri con i quali vive in simbiosi. La nostra specie si nutre di piante che crescono sul terreno e di animali che di queste si nutrono, inquinare l’aria, il terreno e l’acqua di conseguenza significa distruggere le uniche fonti del proprio sostentamento. L’uomo sta piano, piano, lentamente, ma in maniera inesorabile distruggendo le proprie speranze di sopravvivenza. Siamo tornati dopo mesi di assenza con questo articolo che segnerà il tema intorno al quale ci muoveremo per tutto il 2016. Il nostro scopo è quello di sensibilizzare il più possibile le persone su queste tematiche per noi fondamentali.

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Tutte le Contraddizioni dell’Occidente

Nel 2010 uno dei concorrenti del Grande Fratello fu espulso per una bestemmia, e nel nostro codice penale la bestemmia pronunciata in pubblico è un reato, dovrebbe esserlo ancora di più quella espressa a mezzo stampa, eppure abbiamo difeso faticosamente Charlie Hebdo a seguito delle sue vignette ritenute blasfeme dalla popolazione islamica. Questo può anche andarmi bene, ma quello che non capisco è perché difendiamo Charlie Hebdo quando i musulmani ci dicono di sentirsi offesi da quelle rappresentazioni per loro blasfeme ed addirittura le ripubblichiamo con forza, e non difendiamo allo stesso modo il crocefisso nelle scuole quando ci chiedono di toglierlo? Quindi non ascoltiamo i musulmani quando ci chiedono di non rappresentare un profeta per loro sacro, però li ascoltiamo quando ci chiedono di nascondere il nostro crocefisso! Se ci chiedono di nascondere il Cristo perché si sentono offesi lo facciamo, se ci chiedono per lo stesso motivo di non rappresentare Maometto ci indigniamo! Non sarebbe più facile lasciare il Cristo dov’è e smetterla di rappresentare Maometto? É incredibile quale demenza possa produrre l’uomo in nome della libertà d’espressione, in nome dell’integrazione, della libertà e della coesione; in nome di questi ideali siamo disposti a rinunciare e a nascondere i nostri valori e la nostra cultura che proprio tali ideali hanno prodotto, ma per gli stessi ideali non siamo disposti a smettere di offendete i valori e la cultura di un altro popolo. Non capisco! Rinunciare e mortificare le nostre radici non ci da il diritto di fare lo stesso con quelle degli altri. A mio parere sarebbe più saggio difendere i propri simboli e valori ed allo stesso tempo impegnarsi per non offendere quelli altrui. Ma io sono solo un coglione e qualcuno mi accuserà pure di stare con i terroristi, perché per noi questa è la libertà: “O la pensi come me o sei un terrorista”. Io non appoggio i terroristi, non sto con i terroristi, non minaccio nessuno di morte e non mi faccio saltare in aria. Semplicemente lascio scorrere la mia insignificante esistenza senza godere nell’infastidire gli altri, senza pretendere di avere la ricetta giusta per la convivenza universale, non impongo le mie idee democratiche agli altri, perché il concetto stesso di imposizione è antidemocratico. La democrazia è un paradosso perché dovrebbe garantire voce anche a chi si esprime contro tale principio. Non offendo gli altri ne pretendo di insegnargli niente, li ignoro, mostro nei loro confronti la più totale indifferenza e lascio che ognuno viva la sua se pur misera e povera vita. Se vi è qualcosa che mi piace in una qualche diversa cultura cerco di carpirla, altrimenti la lascio scorrere dentro il grande fiume della diversità verso il mare dell’indifferenza. A me non importa nulla di stare di quà o di là, perché io non sto con nessuno, sto a casa mia e difenderò fino all’ultima goccia del mio sangue la mia terra, la mia casa, la mia famiglia, il mio paese senza mai arrogarmi il diritto di poter offendere gli altri. In nome della satira “sconcia e sgradevole” ormai abbiamo nascosto la vera intenzione dello scherzo; quella dell’offesa, per cui se un ragazzino “stupido” che in maniera irresponsabile prende per il culo un altro ragazzino “è Bullismo” mentre se un giornale prende per il culo un’intera cultura “è Satira”. Ma io perdono più un bambino che un facoltoso e colto adulto. E’ troppo facile offendere sperando che qualcuno si metta a ridere e poi se c’è qualcuno che si sente offeso fargli “Alto là, stavo a scherzà!”. Ci sono due livelli di libertà, che non sono libertà, perché ci dicono che c’è libertà di pensiero ma non puoi dire quello che pensi veramente altrimenti rischi delle denunce, lo puoi fare solo se scherzi! E’ tutto uno scherzo. Per cui chi scherza può dire quello che gli pare, chi dice per davvero deve stare in selenzio. Forse è per questo che Silvio Berlusconi si diverte a raccontare tante barzellette, perché in un regime dittatoriale travestito da democrazia puoi solo scherzare, fare sul serio non è concesso a nessuno. Ma questa è una società al contrario, dove puniamo i bambini che si prendono per il culo e giustifichiamo gli adulti che fanno la stessa cosa, con ben più altri scopi. Ma gli adulti hanno ben più serie e gravi responsabilità dei bambini, perché quando sfottono lo fanno per provocare reazioni, spesso pericolose ed inaspettate mettendo a rischio la popolazione che non centra niente. E’ strano un mondo dove ci si preoccupi più di difendere la Satira piuttosto che la sicurezza dei propri cittadini. E’ come invitare qualcuno a casa propria e prenderlo per culo tutta la sera fino a quando non sbrocca. E’ questione di buon senso, se vuoi prendere per il culo qualcuno, non lo inviti a casa tua, lo prendi per il culo in sua assenza, con gli amici ed i parenti; tutti si divertono e nessuno si fa male; ma se lo inviti a casa tua, abbi almeno il buon gusto di non sfotterlo. Vorrò vedere quanti di quelli che oggi si riempiono la bocca di grosse e pericolose parole di guerra e di libertà; perché sempre per le leggi della Satira i due opposti si attraggono e quindi non può esserci pace senza guerra; se mai ce ne sarà bisogno, resteranno qui a combattere e a difendere la propria Nazione. Bisognerebbe vietare ai maschi in età militare che fuggono come conigli dalla guerra di poter rientrare in Patria a cose finite. Gente codarda che accende le micce, mette zizzania e poi quando scoppia la polveriera scappa. Ma se c’è qualcuno che se sente offeso, je dico: tollera questa mia idea perché per libertà di pensiero ti dico che non è per davvero è per finta, è un gioco, dico per scherzare, per giocare, oppure dico per paura perché questi terroristi sono criminali, bifolchi e balordi vigliacchi che si fanno saltar per aria, ma non scherzano fanno per davvero e non è satira è realtà. I morti non ridono, non piangono, non parlano e non possono più dire se son d’accordo o meno. Ma chi è rimasto in vita magari gli mette in bocca parole estranee al lor pensiero. Io dico che all’orgoglio dovrebbe prevalere il buon senso perché poi alla fine la guerra è brutta e quando scoppia non ride più nessuno sian essi morti o sopravvissuti.

Certo che é curioso; per difendere la libertà di espressione, anche sgradevole e a volte di cattivo gusto, siamo costretti e disposti a rinunciare a libertà ben più importanti e fondamentali, come il diritto alla privacy, alla libertà di spostamento ed in alcuni casi anche al diritto alle cure perché c’è chi sostiene con forza che la Sanità debba essere privatizzata. Tutti ci siamo indignati per difendere la libertà di potersi esprimere deridendo ed offendendo, pochi si sono indignati quando ci hanno tagliato le pensioni. L’Europa tutta ha dovuto risparmiare, sulla sanità, sulle pensioni, sulla tutela del territorio e la sua manutenzione. Le grandi Banche ci hanno assetato privandoci del denaro, elargendo però risorse economiche e benefici a rifugiati politici, immigrati regolari e clandestini, rimpinzando le tasche dei mafiosi che su tali tragedie hanno speculato. Per i comuni cittadini non c’era mai abbastanza denaro. Questo ha contribuito a fomentare i disordini sociali e l’odio razziale. Adesso addirittura siamo noi che in nome della sicurezza, per difendere la libertà di Satira, chiediamo di rinunciare ad alcune libertà fondamentali. Ed ora che siamo pronti a rinunciare a queste libertà e a farci la guerra ecco che di nuovo spuntano i soldi. Per edificare, per costruire, per educare, per istruire, per curare non c’era abbastanza denaro. Per uccidere e distruggere invece il denaro si trova sempre. Masse di piccoli imprenditori sono stati costretti a fallire perché la Pubblica Amministrazione non gli ha corrisposto il dovuto. Alla luce degli eventi odierni, capisco perché per anni si è predicato un dogmatico rigore fiscale e finanziario, bisognava risparmiare per prepararsi alla guerra, ed infatti i soldi per la guerra ecco che come per magia spuntano fuori. Ma nessuno sembra indignarsi per questo, e tutto sembra una coincidenza, tutto sembra accadere per caso, e noi crediamo al caso, al fato. Ed anche questo è un paradosso, perché ci scagliamo contro le religioni che credono ai miracoli ed anche noi crediamo ai miracoli della finanza. I soldi per la guerra sono i soldi dei cittadini europei deprivati per anni dei loro stipendi, pensioni e parcelle fatturate alla pubblica amministrazione e mai pagate. Alla fine però siamo punto accapo. Facciamo finta di non vedere, di non capire, e sappiamo benissimo che noi stessi abbiamo creato gli spettri che ora dobbiamo necessariamente combattere, dobbiamo uccidere, siamo costretti a farlo per sopravvivere; e lo faremo. Ma scriviamo pagine di editoriali pieni di retorica, perché scrivere la verità sarebbe come guardarsi allo specchio e trovare il nemico dentro i nostri occhi. Ma alla gente tutto questo non interessa perché alla fine, noi siamo fatti così, e per noi le libertà superflue contano di più delle libertà fondamentali, perché il superfluo ci ha dato per anni l’illusione del benessere, ed oggi ci sta dando l’illusione della libertà!

Lo scontro di Civiltà sembra inevitabile. Il Medio Oriente Islamico contro l’Occidente Cristiano, Cattolico e Liberale. L’Occidente ha prodotto valori come l’autodeterminazione dei popoli e la libertà di espressione, l’uguaglianza e le tutele delle diversità e delle minoranze etniche. L’Occidente accetta il dibattito escludendo però da questo valori che non possono essere messi in discussione. L’Occidente ha anche creato nuovi dogmi sui quali è impossibile esprimersi, farlo ci espone al rischio di querele, denunce e processi che sono la nuova Inquisizione del XXI secolo, quella contro la libertà di espressione e di informazione. La Democrazia è una contraddizione per definizione perché dovrebbe concedere la possibilità di esprimersi anche ha persone che professano e fanno proseliti per una nuova forma di governo anche totalitarista. Democrazia significa “Governo del Popolo” e questo potere dovrebbe essere rispettato anche quando il popolo si esprime contrariamente alla Democrazia, esautorandosi da solo e privandosi di questo potere. Dico soltanto che è dal 2012 che questo paese viene amministrato da un governo non eletto dal popolo che oggi si accinge ad impegnarsi militarmente in un conflitto bellico, all’interno di una situazione geopolitica molto complessa, senza aver chiesto l’opinione del popolo italiano e senza aver ricevuto da questo il legittimo mandato per farlo. Io sarò sempre dalla parte di chi con coraggio esprime le sue idee e con fermezza cerca la verità! A mio parere non esistono valori inalienabili, tutto si può cambiare, ma in nome di un valore non si può agire in maniera contrapposta al suo significato. Professiamo la pace e ci prepariamo alla guerra. Professiamo la libertà di espressione e di cronaca e poi processiamo giornalisti ed editori.

In tutti i libri che ho letto e che sto leggendo ho trovato le mie risposte. In alcuni si parla di Dio, della fede, di precetti sacri, in altri si parla di luoghi esotici da esplorare, di popoli lontani. In altri ancora si scoprono storie nascoste di fatti deplorevoli. Ed ancora in altri possiamo immergerci in viaggi tumultuosi tra villaggi orientali e grandi città asiatiche. Ma il viaggio della grande storia dell’uomo passa attraverso i popoli nordici ed il tentativo dell’impero romano di civilizzare le genti nordiche, in altri si parla di regimi temporalmente a noi più vicini con l’intento di civilizzare i popoli del sud. La nebulosa storia dell’Unità d’Italia, gli eccessi, gli errori, i nostri morti. In altri si parla di valori elevati, dei diritti dei lavoratori, delle classi medie, ed in alcuni di questi ci si propone anche di elevarsi a portatori di diritti e valori universali. In altri si parla di geopolitica, di gestione delle risorse, e di sostegno a popolazioni oppresse. Sono libri eterogenei, molto diversi tra loro, scritti in epoche lontanissime tra loro nel tempo e da autori altrettanto differenti; e pur trattando temi profondamente differenti ed in alcuni casi perfino divergenti, hanno tutti al loro interno due comun denominatori: i Soldi e la Guerra! Invece di dare la colpa alla religione bisognerebbe imparare a trovare il comun denominatore, leggete un libro e spengete il televisore. Tutto l’occidente indirettamente vende armi ai paesi interessati da conflitti interni o da controversie con altri stati. Attraverso paesi in pace, ai quali si possono vendere armamenti, i quali non sono sottoposti alla legislazione internazionale sul commercio delle armi, gli armamenti occidentali arrivano ai paesi islamici del Medio Oriente. noi creiamo i nostri spettri, facciamo affari con loro, li nutriamo. La legislazione internazionale d’altra parte è anch’essa fallace per definizione:

Legge 185 del 9 Luglio 1990 Articolo 1 comma 6

  1. L’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono altresì vietati:
  1. a) verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere;
  1. b) verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione;
  1. c) verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche da parte delle Nazioni Unite o dell’Unione europea (UE);
  1. d) verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consiglio d’Europa;
  1. e) verso i Paesi che, ricevendo dall’Italia aiuti ai sensi della legge 26 febbraio 1987, n. 49, destinino al proprio bilancio militare risorse eccedenti le esigenze di difesa del paese; verso tali Paesi è sospesa la erogazione di aiuti ai sensi della stessa legge, ad eccezione degli aiuti alle popolazioni nei casi di disastri e calamità naturali.

È quindi vietata la vendita di armi a questi paesi. È vietato vendere armi a paesi in guerra, interessati da guerre civili, o in paesi in cui vengono violati i diritti umani. Ma se un paese è democratico ed è in pace, non promuove azioni violente e tutela i diritti umani perché dovrebbe acquistare armi? L’ambiguità del testo è poi evidente nel paragrafo e) del comma 6 dell’articolo 1. Infatti il comma 6 fa riferimento al divieto di vendere armi ma nel paragrafo e) si fa riferimento alla possibilità comunque di fornire aiuti alle popolazioni nei casi di disastri o calamità naturali a questi paesi, ma nel testo non è in discussione la vendita di beni alimentari o medicinali, ma degli armamenti. Cosa intende il paragrafo e) per “Aiuti alle Popolazioni”?

Tra le altre cose l’Occidente sta violando la legislazione del Diritto Internazionale in merito all’Uso Legittimo della Forza in caso di Difesa che dovrebbe rispettare il principio della Proporzionalità dell’Offesa. Infatti non esiste definizione di Stato Terrorista nel Diritto Internazionale e la legislazione vieta l’uso Legittimo della Forza, quindi l’azione militare, nei confronti di un altro Stato a causa di atti di terrorismo. Il terrorista non ha divisa, non ha bandiera, e non agisce nel nome di alcun paese. È quindi impossibile fare rivalsa verso un qualunque Stato Sovrano. L’occupazione militare comporta la Dichiarazione di Guerra verso uno Stato che non ha commesso nessun illecito internazionale. Il terrorista agisce in suo nome ed è l’unico responsabile delle sue azioni insieme all’organizzazione terroristica a cui eventualmente è affiliato. In nessun modo è possibile accusare uno Stato di atti di terrorismo poiché i terroristi non sono milizie riconosciute ne appartengono ad alcun esercito convenzionale. In sintesi, non si possono esercitare azioni belliche nei confronti di Stati Sovrani ed indipendenti perché qualche cittadino di quello stato si è macchiato del reato di terrorismo in altri Stati. Eppure l’Occidente ha violato tutte queste norme, tra l’altro, norme che si è imposto da solo, ne ha fatto propaganda e le ha sottoscritte, eppure le ha violate tutte. L’Occidente vende indirettamente armi ai terroristi, invade e bombarda Stati Sovrani, che mai gli hanno dichiarato, guerra per colpire i terroristi. Appoggia militarmente ed economicamente le sommosse popolari schierandosi con alcune delle parti durante le guerre civili e le sommosse interne di altri paesi. L’Occidente è vittima della sua ipocrisia e delle sue contraddizioni.

Fame nel Mondo – Il Prezzo del Superfluo

Il mondo muta in continuazione, le eruzioni vulcaniche immettono nell’atmosfera nuovi gas e polveri che si depositano poi nei mari e sui terreni rendendoli fertili e ricchi di vita animale e vegetale. Il clima si sposta portando piogge dove prima si trovavano deserti aridi ed i ghiacciai si spostano, si sciolgono e si ricompongono. Il nostro pianeta è vivo. Molti “disastri ambientali”, parte integrante di un sistema in evoluzione, come la formazione del più grande deserto del mondo, il Sahara, non sono causa di un indiscriminato utilizzo delle risorse naturali da parte dell’uomo ma un fenomeno geologico e climatico proprio di un pianeta vivente. Il mondo era all’inizio nient’altro che una sfera di fuoco, magma e gas incandescenti. Poco alla volta questo sistema ha cominciato a raffreddarsi, la crosta è diventata una massa solida, spaccata da violenti vulcani disseminati ovunque che riversavano a terra roccia fusa e nell’aria gas tossici e polveri in tale quantità da impedire alla luce del sole di raggiungere il suolo. Abbassandosi la temperatura si è resa possibile la combinazione di elementi come zolfo, azoto, idrogeno, ossigeno e carbonio. Per qualche strano motivo si formò quella che noi oggi chiamiamo atmosfera. L’acqua bagnò la polvere arida creando un fango viscoso, il brodo primordiale, e dal nulla sbocciò la vita. Oggi vogliono farci credere che noi produciamo un gas velenoso, CO2, e vogliono anche farci credere che questa CO2, sia la causa principale del riscaldamento terrestre. Ma anche le mucche, producono gas serra, metano per la precisione, per mezzo dei propri gas intestinali, gli alberi producono CO2, le piante infatti di giorno emettono ossigeno e di notte anidride carbonica. Ci dicono che la causa principale di questa eccessiva produzione di CO2 sono gli idrocarburi, il carbone, e la combustione di legna in generale ed ora focalizzano il problema anche sugli allevamenti di bestiame e ci dicono che bisogna trovare un’alternativa.

Tutto questo tenta di focalizzare l’attenzione su un unico problema, “il surriscaldamento globale”, per altro un problema a lungo termine, che non tutti percepiscono e su cui la comunità scientifica in alcuni casi è perfino in disaccordo. Poco però viene fatto per focalizzare l’attenzione sui problemi alla salute che queste sostanze inquinanti producono a breve termine. La combustione prodotta all’interno dei veicoli con motore termico, i fumi dei riscaldamenti domestici sia quelli a gas che quelli diesel, i fumi che fuoriescono dai comignoli delle fabbriche e dei termovalorizzatori, non producono soltanto CO2, ma un’infinità di altre sostanze più o meno pesanti che rimangono sospese nell’aria come particolato atmosferico per tempi diversi, fino a quando si depositano nel terreno. Molte di queste sostanze, prima di depositarsi sul terreno si attaccano ai pollini che fanno da vettore veicolando queste sostanze all’interno delle vie respiratorie della popolazione, facendo aumentare i casi di allergie stagionali ed acuendo quelli già esistenti. A causa di questo fenomeno ma anche di altri “crimini ambientali”, come l’occultamento e lo smaltimento illegale di sostanze nocive nel sottosuolo, molti terreni sono inservibili per l’uso alimentare a 360 gradi, dal pascolo alla coltivazione. Questo è dovuto principalmente alla massiccia presenza di metalli pesanti nel terreno e di altre sostanze inquinanti nella falde dei pozzi per l’irrigazione. Il fenomeno quindi non riguarda solo il terreno ma anche falde acquifere, fiumi, laghi, mari ed oceani, che sono il vero oro blu del nostro pianeta, pregiudicando uno dei principali diritti umani che è l’accesso all’acqua potabile per gran parte della popolazione mondiale.

Le soluzioni a questi problemi potrebbero essere innumerevoli, motori a idrogeno, motori elettrici, auto ibride, centrali elettriche a idrogeno, centrali solari, pale eoliche e chi più ne ha più ne metta. Invece no, le soluzioni che ci vengono proposte, almeno nel nostro paese, sono automobili con filtro antiparticolato a combustione diesel o a benzina con certificazione euro 5 che incrementa di anno in anno, centrali nucleari che pongono poi il problema dello smaltimento delle scorie in grado di contaminare il terreno per migliaia di anni, automobili a metano e tante altre cose già sentite, roba vecchia! Poco investono le case automobilistiche italiane e statunitensi su veicoli elettrici o almeno ibridi, rispetto ai concorrenti asiatici. Poi però arriva la vera soluzione, i biocarburanti, il biodiesel. Un combustibile vegetale che richiede un prezzo enorme, il prezzo della vita, l’acqua. Per produrre un litro di biocarburante occorrono circa 4000 litri d’acqua per l’irrigazione della piantagione e per la lavorazione del prezioso olio. Il prezzo lo si paga quindi soprattutto in termini ambientali, gran parte della foresta vergine del Borneo sta scomparendo per lasciare spazio alla monocultura di palme da olio per la produzione di cosmetici, oli alimentari, detersivi e biocarburanti. L’ambiente è stato distrutto e molte specie animali sono a rischio estinzione. Nell’ Iowa, uno stato degli USA, il 30% della produzione del raccolto del mais viene usato per la produzione di etanolo, quando con il mais usato per produrre 95 litri di biocarburante si sfamerebbe una persona per un anno. Questi carburanti vegetali non è che abbiano poi emissioni zero, diminuiscono le emissioni del 60-70% rispetto a quelle degli idrocarburi, ma con un danno ai terreni ed agli ecosistemi enorme. Ma il problema se pur grave da un punto di vista scientifico, sia per l’ambiente che per le popolazioni animali che vi vivono, è molto più grave da un punto di vista etico. Tutto questo significa una sola cosa, che in realtà i terreni per la produzione di vegetali, sia per i pascoli che per la produzione di cereali da consumare, sono disponibili ma non vengono usati a scopo alimentare ma nell’industria cosmetica e dei carburanti. A pagare il prezzo più alto, almeno per il momento, sono i paesi più poveri i quali per altro sono i più ricchi di risorse minerarie. Questo produce un problema veramente inconcepibile, e cioè che i paesi con le minori risorse minerarie stanno facendo da sanguisuga ai paesi con maggiori risorse nel sottosuolo impoverendoli e costringendo la popolazione al flagello della fame. La malnutrizione si porta poi dietro tutta una serie di problematiche salutari alimentando così, in molti casi anche se non in tutti, il business delle emergenze sanitarie. Tutto questo a vantaggio delle grandi industrie del petrolio e dei nuovi derivati dell’agricoltura mentre le popolazioni vedono alzarsi sempre più il prezzo del petrolio; i prezzi dei cereali nel 2008 erano già triplicati rispetto al 2005 e sono destinati a salire. A farne le spese, torno a ripeterlo, almeno per il momento, sono i paesi più poveri. Le soluzioni ci sono, ma bisogna saper spendere bene, in ricerca ed in tutti quei settori promettenti, i motori magnetici, i motori elettrici, i motori a idrogeno, promuovere studi sperimentali sulla fusione fredda, investire nella ricerca energetica per ridurre al minimo il fabbisogno da forze esterne. La terra non possiede risorse infinite ed una corsa sconsiderata rischia di far arricchire le lobby della nascente “Green Economy” rischiando di farci ritrovare fra dieci anni nella stessa identica situazione. Il nucleare ci rende indipendente dal petrolio, ma contamina l’ambiente in maniera irreversibile ed il minimo incidente rischia di trasformarsi in una catastrofe, ci rende poi dipendenti dall’uranio che in ogni caso non è infinito e l’aumento di richiesta di questo metallo ne farà sicuramente schizzare il prezzo alle stelle. I biocarburanti non sono la soluzione più indicata, sprecare beni alimentari per produrre carburante è un’eresia, ed in ogni caso non ci rende liberi, poiché saremo dipendenti da un’agricoltura sconsiderata che ha già visto schizzare alle stelle i prezzi dei generi alimentari. I prezzi dei biocarburanti infatti sono relativamente bassi perché il loro surplus viene assorbito dal comparto alimentare vittima di un rialzo ingiustificato. Un controsenso etico che porta il superfluo a costare meno del necessario. “Possiamo volare a Londra con venti euro, ma con venti euro non facciamo neanche la spesa di un giorno per due persone”. L’umanità deve prendere atto che c’è bisogno di una coscienza collettiva che porti il mondo ad un’inversione di marcia repentina, anche perché le soluzioni ci sono. Se a farne le spese dovranno essere una decina di famiglie di illuminati, allora il sacrificio sarà valso la salvezza di miliardi di persone, ma miliardi di persone non possono sacrificarsi per qualche decina di famiglie che stringendo le briglie del potere dissanguando i popoli e le loro terre.

di Daniele Maura

Il Problema Talebano Afghano ed i Crociati del XXI Secolo

.: 17 Settembre 2009

Nei primi secoli che seguirono l’anno mille i crociati europei bollarono i musulmani del medio oriente con l’etichetta “Infedeli”. Oggi sappiamo benissimo che controllare il medio oriente significava controllare un importante punto di snodo per i commerci tessili e delle spezie che dalla Cina e dall’India arrivavano in Europa, ma anche controllare buona parte del Mediterraneo e dell’Egeo. I governi di allora armarono i propri soldati di lance e spade esaltandoli col mito della croce e fornendogli come cavallo di battaglia l’icona del Cristo. Furono anni sanguinolenti, ma non furono gli unici. In una società “ignorante” la motivazione religiosa è un ottimo strumento di controllo delle masse. Oggi avviene praticamente l’opposto, gli strumenti ed i termini sono praticamente gli stessi, anche i protagonisti sono gli stessi, semplicemente si sono invertite le parti. I musulmani bollano l’occidente con l’etichetta “Infedele”. Il punto è che a muovere le masse è sempre un valore radicato all’interno della società, un valore così forte ed unitario che se ben gestito può permetterci di convincere le persone di pensare di fare del bene mentre in realtà stanno facendo il male. “Un male necessario”. Nelle società mediorientali questo valore è radicato e strutturato nella religione, è ovvio quindi che per muovere le masse e convincerle di qualcosa, le guide spirituali ed i governi sfruttino questo strumento in loro potere. E’ la stessa cosa che fece Mosè, ma che fecero anche i crociati europei. Deuteronomio 12,2 “Distruggete interamente tutti i luoghi sugli alti monti, sui colli e sotto ogni albero verdeggiante dove le nazioni che state per scacciare servono i loro dei.” Deuteronomio 12,29 “Quando il Signore tuo Dio, avrà sterminato davanti a te le nazioni che stai andando a spodestare, e quando le avrai spodestate e ti sarai stabilito nel loro paese, guardati bene dal cadere nel laccio seguendo il loro esempio…”. Nelle società occidentali questo “Strumento”, nella sua forma religiosa, ormai non funziona più. Gli occidentali vivono ormai da tantissimi anni in società multietniche dove è radicata un’ampia e pacifica tolleranza, ma preferirei chiamarla “convivenza”, tra i vari culti religiosi. E’ ovvio quindi che dire ad un occidentale, “colpisci i musulmani perché sono degli infedeli”, non frutterebbe nulla, anzi è probabile che il comando si ritorca contro chi lo emana. L’uomo occidentale non è più disposto ad uccidere per religione, anche perché non ci crede quasi più o comunque ha raggiunto una maturità tale da comprendere che un ideale religioso non può essere più importante della difesa della “libertà” dell’individuo e della vita stessa. Questi concetti di libertà individuale sono alla base della nascita del mondo moderno occidentale. I concetti di libertà ed uguaglianza sono così radicati nella società occidentale da costituirne il principale motore di rivolta tanto che i governi avendo capito questo armarono le loro truppe esaltandoli con la bandiera della pace e fornendogli come cavallo di battaglia l’icona della Democrazia. Il concetto è che si usa sempre un punto psicologico di forza radicato in una società per strumentalizzarla. Questi concetti sono spesso nobili, la patria, l’amore, la democrazia, la pace, eppure portano sempre le nazioni a scontrarsi sui campi di battaglia. Non a caso nel Mein Kampf, Adolf Hitler descrive un’Europa dove tutti i governi parlano di pace pur preparandosi alla guerra. Tutti conosciamo la situazione politica birmana che in questi anni ha devastato le minoranze etniche dei monaci buddisti. Perché l’ONU non interviene in Birmania? Perché l’ONU è intervenuto in Birmania agli inizi del 1960! Nel 1961 U Thant rappresentate della Birmania presso le Nazioni Unite venne scelto come segretario generale dell’ONU. L’anno successivo, nel 1962 il governo “Democratico” birmano subì un colpo di stato da parte del Generale Ne Win che istaurò una dittatura di tipo militare. Questo è lo stesso motivo per cui l’ONU non interviene in Cecenia. La Cecenia è una regione della Russia che richiede l’indipendenza dal colosso sovietico, i suoi guerriglieri si sono macchiati di crimini orribili come il massacro di Beslan e sono quindi considerati come terroristi. Perché l’ONU non interviene? Perché la Cecenia è ricca di petrolio e gas e la Russia che per combattere i terroristi nel 1999 ne rase al suolo la capitale Grozny, non vuole l’ONU in mezzo ai piedi. Ma chi è che ha cominciato? I separatisti ceceni sono artefici del famoso sequestro e successiva strage del Teatro Dubrovka nel 2002 e della strage di Beslan nel 2004. La Russia occupò la Cecenia distruggendone la capitale nel 1999. Il problema è che la Russia, insieme a Cina, Stati Uniti d’America, Francia, Regno Unito e Svizzera furono e sono tutt’ora i maggiori firmatari dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Francia e Regno Unito sono tra i maggiori imperi coloniali del mondo, garantendosi all’atto della sottoscrizione dell’ONU la stabilità politica nelle loro colonie, la Svizzera è riconosciuta attualmente come un paradiso fiscale dove transita denaro anche di trafficanti d’armi e di droga. Russia, Cina e Stati Uniti sono le tre grandi potenze del mondo, e a quanto ne so non sono proprio un esempio di Libertà, Democrazia ed Uguaglianza! Purtroppo spesso gli obiettivi di ideali morali, politici o religiosi, sono gli stessi obiettivi economici delle nazioni che promuovono la morale con la quale mobilitano le masse. Le Religioni, gli Ideali Politici e Morali di Uguaglianza e di Libertà sono gli scudi dietro i quali si nascondo Interessi Politici ed Economici per giustificare Massacri e Guerre di Conquista. L’Afghanistan è una terra difficile, montuosa e prevalentemente desertica. Gli inverni sono molto rigidi e le estati torride. E’ una terra dai tratti duri come quelli del viso dei suoi abitanti consumati dalla fame e dal regime talebano. Dal punto di vista etnico il paese è frammentario, non vi è un’etnia fortemente dominante ma è principalmente composto da medi e piccoli gruppi etnici. Questi gruppi sono stati spesso in guerra fra loro conducendo una lotta di classe. Il problema afgano è che non si è lasciato allo stato la libertà di autoregolarsi con il libero sfogo delle forze contrapposte. Queste rivolte interne, queste lotte di classe dove un’etnia tentava di dominare l’altra furono soffocate dagli “aiuti” internazionali. In realtà poi questi aiuti si risolsero in una vera e propria occupazione militare. In epoca più recente, il forte problema prende forma agli inizi del 1980. Nel 1978 M. A. Haybar, uno dei principali esponenti del P.D.P.A. (Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan) viene ucciso, presumibilmente da componenti delle forze politiche contrapposte. L’uccisione sfoga in una rivolta interna che poco dopo evolverà in una vera e propria guerra civile. Il vincitore di questa guerra interna fu proprio il P.D.P.A. un partito socialista filo-comunista che aveva apportato riforme all’interno dello stato di stampo laico vietando il burqa per le donne, eliminando i tribunali tribali ed elevando il livello di alfabetizzazione dello stato. Tra le principali riforme vi era anche un piano di redistribuzione del territorio dai grandi latifondisti a favore delle piccole famiglie contadine. Gli U.S.A. però che avevano da pochissimo perso il controllo dell’Iran non potevano permettere che l’Afghanistan cadesse in mani sovietiche perdendo in questo modo l’intero controllo sul Medio Oriente. L’appoggio ai gruppi mujaheddin di talebani arriva proprio dagli Stati Uniti che con forti finanziamenti economici e la fornitura di armamenti sofisticati rimettono in piedi un’armata dissestata. La Russia aveva fornito a Taraki, il nuovo leader Afghano, aiuti in termini di consulenze ingegneristiche, soprattutto nel campo civile e contribuito all’istruzione ed addestramento dell’esercito per la difesa di uno stato nato dalla volontà del popolo tramite una rivolta principalmente agraria. Tutto questo accadeva in Afghanistan, se pur tra mille difficoltà, mentre gli americani sovvenzionavano integralisti islamici sconfitti dal popolo afghano. In questi anni nasce lo scontro militare. Il clima politico creato dagli americani portò forti risentimenti e tensioni anche all’interno del P.D.P.A. tra chi proponeva un cambiamento radicale e chi preferiva una modernizzazione del paese più graduale. Queste divergenze indebolirono moltissimo il governo che attaccato dalle rifocillate truppe di mujaheddin si vide costretto a chiedere aiuto all’U.R.S.S., la quale non tardò ad invadere il paese con le proprie truppe militari. È lo scontro fra i due colossi, sono gli anni ’80. E’ la guerra fredda che si scalda, perché l’unico freddo che sentirà questa terra sarà quello del rigido inverno e dei corpi dei cadaveri senza vita. Sono le 23:45 del 17/09/09 e mentre scrivo questo testo scorrono alle mie spalle in TV i volti di altre sei vittime italiane, soldati della folgore, morti a Kabul per via di un attentato terroristico dinamitardo. Ma torniamo alle origini del conflitto. Questo scontro madornale U.R.S.S. vs U.S.A. si risolverà apparentemente nel febbraio del 1989 quando l’ Unione Sovietica ritirerà ufficialmente le sue truppe con circa 13.833 caduti. Nel ’90 esplode la guerra in Iraq, sotto accusa questa volta è Saddam Hussein, precedentemente armato dagli americani contro l’etnia curda e che vedrà la sua capitolazione una decina di anni dopo; dopo il disastro. 11 Settembre 2001, viene colpito il simbolo dell’occidente.
Non parliamo di esportazione della democrazia per paesi che già l’avevano trovata e che da altri è stata sovvertita per farne teatro di scontro ideologico e politico. Il vero motivo per cui si va in un altro paese è per occuparne il territorio. Le guerre non si fanno ne per democrazia ne per pace, le guerre si fanno per conquistare. La democrazia uno stato, come dimostrato dal P.D.P.A, è in grado di trovarla da solo se gli altri stati se ne stanno per conto loro all’interno dei loro confini nazionali. Le risoluzioni internazionali dovrebbero starsene sedute a casa loro, anzi, non dovrebbero proprio esistere. Il concetto di risoluzione internazionale è sostanzialmente questo: ci sono un certo numero di nazioni, più o meno numeroso, che secondo i propri valori e cultura vogliono imporre ad un altro stato, con altri valori e cultura, le proprie idee, forme di governo, economia, educazione, istruzione e modi di vivere. Questa cari miei, non si chiama “democrazia” ma “egemonia”. Impariamo a chiamare le cose con il loro nome. La guerra in Afghanistan è una guerra per il controllo politico ed economico del Medio Oriente ricco di gas naturali, combustibili fossili, metalli e minerali preziosi. In quanto alla democrazia, la storia della Rivoluzione Francese, del Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan, della Rivoluzione d’Ottobre in Russia, dell’Unità d’Italia, la Guerra d’Indipendenza Americana ci insegnano fondamentalmente una cosa: se uno stato, un popolo vuole realmente una cosa, è in grado di procurarsela da solo, senza nessuno che lo aiuti, basta semplicemente lasciarlo fare, poiché ogni patria partorisce i suoi eroi.

Il 90% dell’oppio e dell’hashish provenienti dall’Afghanistan, che attraverso l’Iran, Turchia, Macedonia ed infine Kosovo, arriva in Europa è destinato al mercato europeo. Dalla droga i talebani, mujaheddin, i “guerrieri sacri” della jihad islamica, traggono il maggior sostentamento alla loro causa. Tagliere i fondi ad un’organizzazione terroristica, come ad uno stato, significa cancellare uno stato o un’organizzazione terroristica. Come può un governo combattere il terrorismo se di fatto poi lo finanzia acquistando i prodotti del terrorismo? Sarò più chiaro, i terroristi esportano droga per acquistare armi e pagare il loro esercito di fedeli, gli europei acquistano la droga contribuendo in maniera notevole alla crescita ed alla salute economica dello stato talebano che poi combattono come terroristi. Questo è rivolto a tutti quelli che pensano che l’hashish ed altre droghe leggere non facciano male. Chi fuma hashish e consuma droghe è un finanziatore del terrorismo internazionale.

.: 28 Giugno 2015

Il testo di cui sopra è stato scritto la notte del diciassette settembre del duemilanove ed oggi riletto, revisionato e postato su questo blog per voi. Questo perché il testo oggi è di particolare attualità facendo riferimento alla neominaccia terroristica dell’ISIS o ISIL, ossia i terroristi jihadisti del neonato Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Dalla fine degli anni ’70, inizio anni ’80 le regioni mediorientali sono state teatri di rivolte popolari, guerre civili ed interventi di contingenti internazionali di peacekeeping. Tuttavia ad oggi, non c’è stata, nonostante gli interventi, una riduzione e contenimento delle minacce, ma invece una propagazione ed estensione delle aree di sensibilità che partendo dall’Afghanistan, quasi contemporaneamente alla rivolta islamica in Persia, oggi Iran, poi l’Iraq, e di nuovo l’Afghanistan, oggi interessa praticamente tutto il Mondo Arabo. Nonostante gli interventi in questi teatri operativi di contingenti militari, in primo luogo Statunitensi, ma anche di tutto il complesso O.N.U. e N.A.T.O., queste minacce di guerriglieri sono cresciute negli anni. Dalle complesse organizzazioni terroristiche come Al-Qaida, formata da ex Mujaheddin che combattevano inizialmente in Afghanistan, ai terroristi dell’ISIS che oggi rivendicano un vero e proprio Stato Islamico, con estensione territoriale di gran lunga superiore e dai confini spesso ben definiti se pur in costante mutamento visti gli scontri in atto. Se bene con minore intensità, queste aree di interesse storico necessitano ancora oggi, a distanza di trent’anni, della presenza di contingenti militari di peacekeeping, questo a significare che nonostante il lungo periodo di scontri a fuoco e di lotte al terrorismo queste aree ad Est non sono ancora oggi completamente bonificate. Contemporaneamente a ciò i tumulti popolari hanno cominciato ad interessare la maggior parte del Mondo Arabo. I media occidentali hanno denominato questi tumulti di massa che quasi contemporaneamente hanno interessato la maggior parte degli stati Arabi, con il termine Primavere Arabe. I governi degli stati occidentali, in maniera particolare Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, ma anche Germania ed Italia hanno appoggiato e sovvenzionato queste rivolte popolari contro presunte dittature tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. In maniera particolare sono stati interessati dagli scontri più violenti l’Egitto, la Siria e la Libia di Gheddafi, ma anche il Marocco, la Tunisia e lo Yemen. Focolai di rivolta mai sedati si sono acuiti in Somalia ed in altre aree del Maghreb. Io direi che sostanzialmente gli interventi occidentali che hanno perpetrato per più di trent’anni in queste aree si trovano oggi di fronte all’evidente fallimento, per cui piccoli conflitti nazionali si sono tramutati in grandi problematiche internazionali che, interessando tutti i paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo, e buona parte dei paesi dell’Asia Sud Occidentale, hanno assunto proporzioni continentali ed incontenibili che minacciano di sfociare non in una Guerra Mondiale, ma in una inevitabile Guerra Totale. In tutto questo si incrociano inevitabilmente interessi nazionalisti, dell’alta finanza privata, dell’imprenditoria e delle corporazioni malavitose come le mafie, per la gestione degli esodi di migranti che sfuggono alle tragedie delle aree interessate, per l’esportazione e la vendita di armi ai guerriglieri, per il controllo del contrabbando e del traffico di stupefacenti che interessa il mondo malavitoso, per il controllo delle riserve energetiche come petrolio e gas che interessa principalmente i grandi gruppi finanziari dell’energia, per l’imprenditoria privata principalmente interessata alle future ricostruzioni, per tutte le lobby degli aiuti umanitari in zone di conflitto e disastri naturali etc… etc… Nonostante ciò, oggi, 28 Giugno 2015, apprendo da alcuni media del settore (infodifesa.it e Il Foglio.it) che un contingente italiano di forze speciali dell’Esercito, il 9° Reggimento Paracadutisti Col Moschin, verrà impiegato in Iraq. Quindi si riparte da qui, non per catturare Saddam Hussein, già impiccato dagli Statunitensi, ma per combattere l’ISIS, ultima creatura sfuggita di mano agli States come afferma anche Hillary Clinton in una celebre intervista sul giornale web “The Atlantic”.

.: Di Daniele Maura

.: Di seguito i collegamenti alle notizie.

http://www.ilfoglio.it/esteri/2015/06/27/forze-speciali-italiane-a-ramadi-in-iraq-contro-lo-stato-islamico___1-v-130258-rubriche_c382.htm

http://www.infodifesa.it/2015/06/guerra-allisis-litalia-manda-il-9-col.html?m=1

http://www.newnotizie.it/2015/02/hillary-clinton-ammette-lisis-e-una-nostra-invenzione-ma-la-situazione-ci-e-sfuggita-di-mano/

http://www.theatlantic.com/international/archive/2014/08/hillary-clinton-failure-to-help-syrian-rebels-led-to-the-rise-of-isis/375832/

Pensare Verde

Cosa significa pensare “Verde”? Significa pensare in modo serio e consapevole all’ambiente ed alla sua salute che di riflesso è anche la nostra. Non è una moda, è una fede! Purtroppo sempre più spesso sento parlare di riscaldamento globale, di CO2 e di gas serra, di scioglimento delle calotte polari e di innalzamento del livello del mare. Ma tutti questi fenomeni sono connessi all’attività dell’uomo? Il riscaldamento globale è causato realmente dalle attività industriali dell’uomo? C’è chi sostiene che l’attività umana giochi un ruolo limitato nel riscaldamento globale, infatti il nostro pianeta potrebbe trovarsi in una fase “ciclica” di disgelo dopo l’ultima glaciazione. Ogni volta che sento parlare di ambiente in tv o dai media in generale, il discorso sembra essere inevitabilmente legato alla temperatura del nostro pianeta. Il documentario di Al Gore, “Una scomoda verità”, espone in maniera chiara ed inequivocabile il problema. Eppure secondo me l’approccio è sbagliato. Il problema preso in esame, per quanto serio possa essere, non fa altro che puntare il dito al fattore energetico rischiando di diventare solamente un avaro esperimento di marketing, l’economia verde tira! Tira, tira finché la corda non si spezza rischiando di non risolvere assolutamente il problema, anche perché le persone vedono il problema climatico un po’ come l’apocalisse, una cosa talmente lontana nel tempo da risultare fantastica e non credibile. Io imposterei il problema su un altro fronte, la salute dell’uomo, il problema non è più la temperatura del pianeta ma l’estinzione e la salute di migliaia di specie animali, in primis i pesci e gli organismi acquatici alla base della catena alimentare. Il pesce che si nutre di sostanze inquinanti, trasmette queste sostanze al suo predatore più grande, le sostanze inquinanti dei due pesci si sommano e così via finché il bel pesce spada, o verdesca che sia non arriva sulla nostra tavola carico di mercurio: secondo la “Food and Drug Administration” degli Stati Uniti d’America e come divulgato il 24 settembre del 2009 dalla “Direzione Generale per la Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione Ufficio VIII – Trimestre Arpile-Giugno 2008” del Minestero della Salute italiano. Il problema primario, che pochi affrontano non è quello climatico ma chimico. I Gas di scarico delle automobili e dei riscaldamenti a idrocarburi non solo riscaldano il pianeta e deturpano importanti monumenti storici ma sono in primis dannosi per le nostre vie respiratorie. Rinunciare all’automobile, utilizzando la bicicletta per coprire brevi distanze è un modo semplice per tenersi in forma, non inquinare, risparmiare i soldi del carburante e dare alla propria vita un’impronta verde. Questo potrebbe essere uno dei tanti modi semplici per essere un tipo “Verde”. I grandi cambiamenti avvengono in maniera graduale e a piccoli passi. Alcuni ricercatori italiani in un articolo del National Geographic Italia del mese di dicembre 2009 definiscono il Mediterraneo il mare più inquinato del mondo. Le discariche abusive rischiano di contaminare inevitabilmente il sottosuolo oltre a deturpare l’ambiente circostante, infatti per essere un tipo veramente “Verde” non è sufficiente acquistare un elettrodomestico classe A++ se poi accantoniamo il vecchio ai margini delle strade o peggio ancora all’interno di importanti riserve naturali. Non parliamo poi della spazzatura tecnologica che sta invadendo il terzo mondo e delle navi dei veleni, le cosiddette “Navi a Perdere”, che si inabissano portando con se carichi di morte radioattiva o come quelle che scaricano abusivamente sostanze tossiche nell’Adriatico al largo di Marghera. Tutto questo non aumenta la temperatura del pianeta ma manda in ebollizione il sangue. Quindi, tutti i buoni propositi, solare, eolico e quant’altro, se dal governo non arrivano importanti segnali di controllo, e soprattutto di educazione ambientale come senso civico e di dovere morale del cittadino e delle aziende del settore energetico e chimico, rischiano di diventare solamente strumenti di marketing nelle mani di squali finanziari ai quali nulla importa ne della loro salute, ne di quella degli altri, ne tantomeno di quella di Gaia. L’economia verde rischia purtroppo di diventare una banale trovata pubblicitaria, l’ultimo cavallo di battaglia per fronteggiare la crisi economica, eppure se ben utilizzata ed indirizzata potrebbe dare veramente un valido contributo alla salvaguardia del patrimonio naturalistico globale. I cambiamenti climatici non sono sempre legati al livello di CO2 immesso dall’uomo, anzi a volte la CO2 non centra affatto! La conferma di questo dato è scritta nella storia dell’ultima grande civiltà, quella egizia. Alcune riviste ed enciclopedie infatti riportano un dato interessante: circa 30.000 anni fa vi era nel nord dell’Africa una terra rigogliosa, dalle montagne ricche di una vegetazione variegata e fitta, una terra che in “pochissimo tempo”, in termini geologici, è divenuta il più vasto deserto della terra, il deserto del Sahara. Ma non solo, gli egizi, secondo quello che riporta Erodoto, ricavavano i migliori frutti dalla terra senza il minimo sforzo; questo perché il Nilo, il fiume sacro, con le sue inondazioni ricopriva le terre circostanti con il limo, una fanghiglia nera fertilissima. Purtroppo con le numerose dighe costruite negli anni ‘60 nel sud del paese, vicino al confine col Sudan, il Nilo non porta più le sue piene ed il limo non fertilizza più questa terra che con il tempo si inaridisce sempre di più. Le dighe poi hanno formato un grandissimo lago artificiale, il lago Nasser, innalzando così il tasso di umidità nell’aria, un forte cambiamento climatico devastante ma per nulla legato all’aumento di CO2 nell’atmosfera per causa umana. Un altro importante cambiamento climatico che interessa ad esempio il microclima romano è legato all’urbanistica selvaggia degli anni ottanta. In questi anni infatti sono sorti un po’ ovunque nella capitale mostri architettonici, spesso mai completati, che hanno invaso il territorio di scheletri di cemento abbandonati, ma mai nessuno arrivò a causare danni tanto importanti come il “Serpentone”, il mostro del Nuovo Corviale, un complesso di due edifici di cemento armato mai completato e lungo un chilometro per un’altezza di nove piani. Una vera e propria barriera architettonica per il debole ponentino, una brezza marina che rinfrescava questa parte della capitale nel periodo estivo. Oggi questo vento, grazie al’ennesimo scempio architettonico, non esiste più in questa zona della città. Il “Serpentone” purtroppo oggi è esempio negativo non solo di un evidente impatto ambientale ma anche di forte degrado sociale testimonianza del fallimento totale delle politiche sociali in Italia ed in modo particolare a Roma dove l’urbanistica popolare è stata abbandonata a vantaggio delle grandi ditte edili che hanno invaso il territorio della campagna romana ricoprendolo di cemento, costruendo anche dove non vi sono servizi primari come acqua potabile e gas metano per i riscaldamenti. Quest’ultima ad esempio è la situazione di alcune abitazioni nel nuovo quartiere di Ponte di Nona a Roma. Ma il dramma vero arriva con l’ultimo decreto legge che prevede la cessione delle azioni per la gestione delle acque ai privati fino al settanta per cento entro il 2015. Una vera controtendenza se guardiamo ad altre capitali europee, come Parigi che dopo essere passata alla gestione privata è tornata alla gestione pubblica. Senza andare troppo lontano basta vedere nella provincia di Agrigento dove la gestione privata della fornitura d’acqua è palesemente fallimentare, mentre vi sono ottimi esempi gestionali da parte pubblica sul territorio nazionale. In Italia infatti non esistono esempi positivi di una gestione privata per la fornitura d’acqua. I fiumi laziali che abbeverano gran parte di Roma provengono dai Monti Simbruini, un vasto complesso di pietra calcarea pieno d’acqua che per gli eccessivi prelievi sta vedendo scomparire alcuni fiumi importanti come il Simbrivio, la cui sorgente è la principale fonte di prelievo per la fornitura d’acqua, o come l’Aniene purtroppo devastato negli anni dagli scarichi abusivi di aziende nei comuni tra Subiaco e Tivoli, come la strage di specie ittiche avvenuta nel luglio del 2009 a causa di una schiuma biancastra fuoriuscita da alcuni canali sotterranei nei pressi della vecchia cartiera abbandonata di Subiaco. La scomparsa di fiumi come il Simbrivio rischia di ridisegnare completamente la morfologia del territorio ma ha anche un forte impatto climatico abbassando notevolmente il tasso di umidità nell’aria intorno al comune di Vallepietra. Questo cambiamento si ripercuote automaticamente anche sulla fauna che ospita questo importante parco naturale. Se i cittadini possono impegnarsi a fare la raccolta differenziata, a spostarsi in bicicletta o utilizzando i mezzi pubblici, ad acquistare nuovi elettrodomestici a risparmio energetico e se un piccolo comune, per l’illuminazione pubblica, può impegnarsi ad utilizzare lampade led per il risparmio energetico, un solo settore industriale da solo può distruggere un’intera regione. È quello che sta succedendo in Alberta una provincia del Canada dove gli scarti derivanti dall’estrazione del petrolio e della sua raffinazione finiscono nel fiume Athabasca che sfocia poi nell’omonimo lago “L’articolo è riportato nel numero di febbraio 2010 della rivista Geo”. La conseguenza è che oltre al deturpamento ambientale per via della massiccia deforestazione si è verificato in questa zona un aumento di tumori. Per la buona riuscita di un piano ambientalista c’è quindi bisogno di tutti, i cittadini devono impegnarsi a non sprecare l’acqua chiudendo il rubinetto magari quando ci laviamo i denti, utilizzare quando possibile l’acqua salata di cottura della pasta per lavare le stoviglie diminuendo notevolmente l’uso di saponi chimici, il sale è infatti uno degli elementi fondamentali che compongono il sapone. Il cittadino può impegnarsi anche a tenere pulito l’ambiente dove vive semplicemente non sporcandolo e mettersi d’impegno a fare la raccolta differenziata dei rifiuti, utilizzare elettrodomestici a basso consumo energetico impegnandosi a smaltire i vecchi secondo le norme vigenti. Va detto però che il passo più grande e significativo va fatto dal governo, imponendo pesantissime sanzioni, fino alla chiusura dell’attività e alla detenzione dei responsabili, per tutte quelle aziende che smaltiscono illegalmente rifiuti tossici e radioattivi. Occorre poi da parte degli enti locali una migliore gestione del territorio convertendo ad abitazioni per il popolo vecchi palazzi abbandonati che una volta ospitavano uffici pubblici o privati senza fare concessioni edilizie in zone di campagna dove per altro non vi sono servizi pubblici come acqua o gas metano utilizzando queste zone per parchi pubblici o pascoli e campi da cedere all’agricoltura biologica. Andrebbe resa obbligatoria l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda anche su vecchi palazzi in ristrutturazione al fine di eliminare scaldabagni elettrici e diminuire l’utilizzo di gas naturale. In campo forestale occorrerebbe una legge che preveda l’obbligo di rimboschimento con specie autoctone in zone disboscate per ogni albero tagliato. Un altro forte impegno da parte del governo dovrebbe essere quello sulla celerità della realizzazione di opere di pubblica utilità come le nuove linee di metropolitane, incentivando così la popolazione ad utilizzare i mezzi pubblici. Chi è rimasto impressionato dalla maestosa efficienza dei mezzi pubblici di Parigi e Londra non ha visto Berlino. Una città in uno stato uscito completamente distrutto e sconfitto dall’ultimo conflitto mondiale, una città divisa fino al 1989 dallo storico muro eppure una città che oggi rappresenta il massimo centro culturale d’Europa e con ben 26 linee di metropolitane. Spesso non mancano ne i finanziamenti ne vi sono impedimenti di alcun genere, archeologici o geografici, spesso manca solo la volontà di fare.

Autunno 2014

L’autunno è la mia stagione preferita, fresca e non calda e afosa come l’estate che l’ha preceduta. È allo stesso tempo però ricca di colori caldi e non grigia come l’inverno. Catturare questo mutare del bosco è particolarmente piacevole passeggiando fra le faggete che caratterizzano l’area dei Simbruini. Nei diversi periodi di questa stagione possiamo ammirare dagli inizi di ottobre ancora una forte persistenza del verde con macchie sparse di giallo e rosso. Poi, verso la metà di ottobre il rosso esplode ovunque fino a lasciare gli alberi completamente spogli già a metà novembre. Anche i Sibillini, pur essendo più brulli, superando in molti punti i duemila metri di quota, offrono tuttavia scorci interessanti in questa stagione. Nell’autunno riposano alcuni dei miei ricordi più intensi. Quello della vendemmia, raccolta dell’uva da vino, e quello della raccolta delle castagne delle quali poi facevo grandi scorpacciate da bambino. Questi ricordi poi mi riportano alla mente odori e sapori di un tempo passato, che ancora oggi mi piacerebbe rivivere, come una sorta di esperienza ancestrale. I racconti della nonna vicino alla piccola stufa a legna dove le caldarroste attendevano solo di essere ingurgitate con ingordigia vorace da noi piccoli insaziabili. Racconti di streghe e vecchie storie di paesi rurali si accompagnano bene allo scoppiettio delle stufe o dei camini attorno ai quali ci si raccoglieva ascoltando, in religioso silenzio, le storie delle nostre nonne con gli occhi grandi ed illuminati dal fuoco scoppiettante. Non era raro poi che dalla finestra socchiusa uno spiffero gelido portasse al naso l’odore di terra bagnata, l’odore del bosco, così, mentre qualche intrepido coraggioso si avvicinava per chiuderla, il lampo di un temporale illuminava di blu tutta la stanza. L’autunno è la mia stagione preferita anche perché mi riporta alla mente ricordi di attività comune come la vendemmia. Durante la vendemmia si lavorava tutti insieme ma poi ci si preparava anche per il grande pranzo. Alla fine di tutto sembrava più una festa che un’attività lavorativa ed era piacevole trascorrere un’intera giornata in famiglia.

L’amore non è mono

Ho visto l’alba nei tuoi occhi,
ti ho amato in un momento,
non lascerò che il male ti tocchi,
lo colpirò dritto al mento.

La gente parla male e bene,
e a noi rimane questa vita
in cui viviamo gioie e pene
con la speranza fra le dita.

Sento il canto dell’usignolo,
e mi ricordo del tuo dono,
perché l’amore è uno solo,
ed il suo suono non è mono.

Mi cammino dentro

Fotografia di Daniele Maura. Novembre 2013.
Fotografia di Daniele Maura. Novembre 2013.

Sento il vento esterno,
vivo in un ricordo eterno,
quando mi sento spento
mi cammino dentro.

Ho l’andamento lento,
così vivo ogni momento,
ogni ricordo nascendo
cancella il pentimento.

Respiro l’aria pura,
mi affronto senza paura,
sono retto da una roccia dura,
mi sporgo sopra a queste mura.

Vacilla il passo nella vita,
ma io la tengo stretta con le dita,
la mia anima non è indebolita,
forse è solo un pò sbiadita.

Ricordo chi era di passaggio,
ricordo chi è stato solo un miraggio,
ricordo ogni cosa bella,
cosa brutta, pure quella.

Ricordo la mia vita,
quella avuta e già finita,
quella passata, spensierata,
quella sofferta e tanto amata.

La Diversità Umana

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Lo Scopo: Lo scopo di questo testo è sensibilizzare l’uomo alla tolleranza. Alla convivenza, prima di tutto fra individui, poi tra piccole comunità, fino alla convivenza pacifica tra popoli su un unico pianeta, la Terra. Tolleranza che bella parola, forse pochi però ne conoscono il significato.

Cito la definizione che fornisce Wikipedia:

Tolleranza è un termine sociologico, culturale e religioso relativo alla capacità collettiva e individuale di vivere pacificamente con coloro che credono e agiscono in maniera diversa dalla propria. I sistemi autoritari si fondano, al contrario, sull’intolleranza. Termine solitamente collegato alla pratica della nonviolenza, estende le sue implicazioni agli ambiti della religione, del sesso e della politica, e ben difficilmente conduce a comportamenti violenti; tolleranza significa anche indulgenza nei confronti degli altri.

La Riflessione: La Tolleranza presuppone quindi che ci siano delle differenze da accettare. Queste differenze non vanno quindi ideologicamente cancellate ma accettate. Bisogna accettare che nel mondo ci siano popoli con usi e costumi diversi dai nostri, prendere atto di ciò e poi vivere la propria esistenza lasciando che gli altri vivano la loro come meglio credono. Se un giorno decidessi di trasferirmi in un altro paese è perché probabilmente sarei attratto dalla loro politica, dal loro stato sociale, dalle opportunità che quel paese mi offre e che invece il mio mi nega. Se una volta integrato cercassi di cambiare quella politica secondo il mio modo di vedere a discapito della collettività creerei probabilmente le stesse condizioni per le quali anni prima avevo abbandonato il mio paese. Ciò significherebbe che non mi sono integrato. Questo significherebbe anche che non sarebbe la comunità che mi ospita a non accettarmi, ma io a non accettare loro. La comunità ospite può, con un lungo processo sociale, anche assorbire la cultura dell’ospitato, trasformando se stessa. Il processo di integrazione è lungo e complesso e lo è ancora di più il processo di trasformazione di una società. Un processo di trasformazione di una società può avvenire rapidamente, esclusivamente con mezzi e metodologie estremamente violenti, oppure molto lentamente, nell’ordine di centinaia di anni ma con metodologie pacifiche a patto che la società accetti di trasformare se stessa. Quest’ultimo tipo di trasformazione, a mio parere non si è mai verificato. Le trasformazioni delle società sono sempre avvenute con metodi violenti. I flussi migratori delle popolazioni sono infatti dettati da due eventi primari, uno di carattere meteorologico o geologico, per gravi siccità, terremoti o altre calamità naturali; l’altro per eventi sociopolitici, sostanzialmente i conflitti bellici. Questi ultimi sono di particolare pericolosità poiché chi emigra non lo fa di spontanea volontà, ma per estrema necessità; non è portato al cambiamento. In sostanza non emigra perché vuole cambiare cultura, ma emigra perché cacciato dalla propria terra. C’è poi chi è cacciato dalla propria terra perché vuole cambiare la società dove vive e ciò porta al punto di partenza, il conflitto bellico, la guerra civile. Questi ultimi però generalmente non emigrano, muoiono combattendo oppure vincono e cambiano la società dove vivono.

La Conclusione: Ci sono molte teorie filosofiche e slogan di propaganda che, a parere mio, al fine di estirpare il germe “razziale” per contenere il diffondersi del “razzismo”, soprattutto dopo l’ultima Grande Guerra, in alcuni casi si contraddicono tra loro creando confusione ed alimentando ancora di più il fenomeno che in realtà si vuole sopire. C’è chi afferma che in realtà ogni essere umano è unico ed infatti è così, ne consegue che siamo tutti diversi. Allo stesso tempo però c’è chi afferma che siamo tutti uguali. Puntualizza, chi afferma ciò, “Tutti uguali come genere umano”, “La razza umana è una sola”. Da questa affermazione certamente esatta, ne consegue però un problema oggettivo: “Se le razze non esistono come possiamo essere accusati di razzismo?” “Non si può essere accusati di discriminare qualcosa che non esiste!” È infatti la stessa definizione di “Razzismo” ad essere errata, in quanto attualmente, chi discrimina lo fa per semplice diversità di usi e costumi e non a causa di una presunta superiorità dell’una o dell’altra etnia o popolazione. E se è vero che il mio D.N.A. è il mio soltanto ha ragione chi afferma che siamo tutti diversi e non si può quindi affermare che la “Razza Umana” abbia un unico D.N.A. Infatti le differenze genetiche che ci sono tra uno scimpanzé ed un essere umano sono soltanto dieci volte superiori rispetto a quelle tra due esseri umani. Il fatto che queste differenze siano infinitesimali non significa che non ci siano. Siamo diversi! Non siamo tutti uguali. Siamo diversi poiché il lungo processo evolutivo ci ha adattati all’ambiente dove ci siamo insediati. Le evidenti differenze dei nostri tratti somatici a seconda della latitudine dove ci si è stanziati, sono frutto di questo adattamento. Gli usi ed i costumi, le religioni ed anche tutto l’assetto giuridico di una popolazione, sono frutto dell’adattamento sociale e morale di una comunità in un determinato territorio. Nell’estrema varietà di habitat che il nostro pianeta offre si possono trovare zone verdeggianti e zone desertiche, zone pianeggianti e zone montuose, climi diversi che richiedono abitudini e ritmi di vita diversi. Così l’uomo ha diversificato la propria cultura, a seconda del territorio e dell’ambiente circostante. Siamo di fatto un’unica “Razza”, “Specie” , ma siamo diversi nella dieta, nel modo di vestire, nel modo di parlare, nel modo di affrontare i problemi, diversi nel modo di porre soluzioni, diversi, senza peggiori ne migliori, solo diversi. Diversi come individui, unici, ma anche come popoli. Ciò non vieta ad un abitante del continente Africano di insediarsi in Europa, ne ad un europeo di insediarsi in Africa. Non bisogna però pretendere di adottare le stesse regole, usi e costumi Africani in Europa ne viceversa. Se un Europeo andasse in Africa o in qualche paesino nei pressi della Valle della Morte in California, negli Stati Uniti, e pretendesse di far lavorare degli operai stradali a mezzogiorno sotto al sole, solo perché in Europa si fa così sarebbe un folle. Ecco, le nostre abitudini, i nostri usi e costumi, sono dettati dall’ambiente dove viviamo. Se su molte cose possiamo accordarci su altre purtroppo no e bisogna accettare questo compromesso. Il territorio italiano offre risorse e spazi diversi da quello tedesco, pertanto non si può pretendere di adottare in Italia le stesse politiche che si adottano in Germania. Siamo diversi. Queste diversità non bisogna cancellarle perché non si può, ci si illuderebbe solamente di farlo. Chi afferma che siamo tutti uguali, che non ci sono differenze e che è così perché bisogna essere tolleranti, lo afferma semplicemente tentando di esportare il proprio modello di civiltà. Soltanto chi riconosce le differenze oggettive, ne prende atto e le accetta per quelle che sono senza pretendere di cambiarle, modificarle o distorcerle, è tollerante. Chi vuole cancellare queste differenze ponendo un proprio modello da adottare all’unanimità non è tollerante, è un dittatore che ci vuole tutti uguali, tutti uguali a lui. Lui è il vero “Razzista” che non accetta le diversità ma vuole un mondo omogeneo dove tutti la pensano in unico modo. Ma per fare questo bisognerebbe fare di tutta la montagna una pianura, oppure di tutto un mare un deserto e questo non si può fare perché la natura, che per definizione è diversa, non lo permette. Non potrò mai affermare in un dibattito con un “Razzista” che la pelle di un “bianco” è uguale a quella di un uomo di “colore”, la differenza è evidente. Chi cerca le differenze le troverà sempre. Per essere tolleranti bisogna accettare le differenze non cancellarle.

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Credo che la frenetica ricerca della competitività in una vita governata dalle leggi dei mercati finisca per annichilire l’uomo, riducendolo non più ad essere unico e creativo all’interno di una società ricca di diversità umana, ma bensì ad un essere omologato ad una massa uniforme dove non vi è più distinzione fra gli individui. Il frenetico movimento di queste “particelle umane” all’interno della massa, non lascia loro più il tempo sufficiente per pensare, privando così l’essere umano del suo elemento più distintivo; il proprio pensiero. La privazione del tempo sufficiente ad elaborare un pensiero complesso ed articolato comporta per l’essere umano la perdita, nel tempo, della propria capacità di pensare. L’uomo così si disabitua al pensiero, primo fra tutti quello creativo ed artistico. Perde la capacità di collegare i vari avvenimenti fra loro e così perde la propria capacità di ricostruire la storia; perde la capacità di astrazione non essendo così in grado di costruire qualcosa di nuovo, ma solo di riprodurre qualcosa di già visto, di già vissuto. Senza il tempo necessario a far vivere un pensiero l’uomo perde la sua capacità di progettare artisticamente e correttamente una qualsiasi cosa. Rapiti dall’idea della corsa, della competizione, del guadagno veloce, produciamo beni e servizi di scarsa utilità, di scadente qualità e dalla dubbia efficienza. Grazie alle nuove tecnologie oggi possiamo essere connessi con il mondo intero. Siamo talmente rapiti dall’idea del condividere, dal frenetico messaggiare, dalla sterile pubblicazione di notizie senza senso, dall’idea di essere connessi con tutti, ovunque, sempre nella rete, che abbiamo perso l’unico vero collegamento importante. Quello con noi stessi, con il nostro cuore, con la nostra anima. Abbiamo perso il carattere che ci contraddistingue, il fuoco dell’anima, il contatto con il logos, riducendo il nostro corpo ad un umile mezzo di compiacenza per gli altri ed il nostro spirito ad uno zerbino per gli ospitati. L’insulto più grave arriva poi, a quel residuo di intelligenza, di coscienza, che ancora alberga nei meandri della nostra mente ormai atrofizzata dai pensieri che altri hanno prodotto per noi, da coloro che dovrebbero guidarci. Mario Monti, il 29 Settembre 2011, poco prima di divenire il nuovo Primo Ministro italiano, affermava nella trasmissione “L’Infedele” su La7: “Oggi, secondo me, stiamo assistendo, non è un paradosso, al grande successo dell’Euro. E qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell’Euro?” La Grecia!” La Grecia, che in quegli anni era nel pieno di una grave e drammatica crisi economica che perdura tutt’oggi, secondo Mario Monti è l’esempio più concreto del grande successo dell’Euro. Questi sono i pensieri che produciamo quando siamo in corsa, in competizione, alla frenetica ricerca del credito internazionale. Pensieri che fanno male alle persone, pensieri distruttivi, violenti, cinici, per niente armoniosi, pieni d’odio e sterili di qualsiasi forma di bellezza. Se l’unico scopo di questa società è la ricerca della massima competitività, del modo meno oneroso di far fronte alle esigenze primarie di sostentamento. Se l’unico scopo d’esistenza è il mero guadagno economico per la sopravvivenza; mi giunge spontanea la domanda: Cosa distingue l’uomo dagli animali? Dove è finita la poesia, dov’è il pensiero, dov’è il logos, dov’è l’anima? Io credo che l’uomo abbia bisogno di più momenti di preghiera, intesi anche come momenti di massima riflessione. L’uomo ha bisogno di immergersi in se stesso per comprendere il vero miracolo, ma per farlo ha bisogno di silenzio. Non parlo del silenzio delle labbra o della solitudine. Parlo di quel silenzio gioioso proprio della quiete, che l’uomo raggiunge nel suo momento di massima creatività. Questo dovrebbe essere lo scopo ultimo di una società civile. Siamo esseri umani non animali. Dovremmo vivere in comunione tra noi non in competizione. Alle tante connessioni che finiscono per smembrare il mio spirito, il mio pensiero, che rubano il tempo a me stesso io preferisco nessuna connessione.